Tante promesse e troppe delusioni: i nervi tesi della gente
CASEI.Il risveglio amaro di un paese in lutto. Dall'altro giorno, da quando è ufficiale che 'Italia zuccheri" non intende salvare lo zuccherificio che da generazioni fa lavorare la gente di Casei, il paese vede aprirsi di fronte a sé le porte del baratro. Pochi anni fa la Cerestar aveva ceduto alle esigenze delle politiche industriali, oggi rischia lo zuccherificio. E la chiusura sarebbe un colpo da «ko»: non soltanto per le famiglie dei 103 operai e per quelle di chi, giovane o precario, allo zuccherificio lavora come stagionale, ma anche per il mondo agricolo. Un intero paese, per anni punto di riferimento dell'universo bieticolo dell'Oltrepo pavese e della provincia di Pavia, vive una sorta di dramma. Clima da funerale in centro a Casei, quasi una giornata di lutto cittadino. Rabbia nei confronti di esponenti politici «incapaci di far valere giuste ragioni sui tavoli romani», ma anche terrore per «un paese che potrebbe scomparire dalla cartina». Dopo la chiusura della Cerestar, lo zuccherificio è tutto ciò che resta. Radunati nei bar, nei negozi e lungo le vie del paese uomini, donne e giovani a interrogarsi su quale potrà essere il finale del dramma che lo zuccherificio sta vivendo. Famiglie che hanno deciso di unirsi simbolicamente ai manifestanti sul piazzale dello stabilimento. Gente che conosce bene la realtà di vita e di lavoro dei dipendenti dello zuccherificio. «Vuole sapere qual è la verità? Che siamo sempre stati troppo buoni, troppo silenziosi, troppo attenti a lavorare con tutti noi stessi senza mai chiedere niente a nessuno»: parole che vengono dal cuore quelle della signora Maria, madre di un giovane che seguendo le orme del padre ha appena cominciato a coltivare barbabietole. «Roma ce l'ha con questa nostra provincia - rilancia un gruppo di clienti abituali di un bar del centro - e francamente non capiamo le ragioni di questo accanimento. L'Oltrepo, il Pavese e la Lomellina sembrano esser diventati il meridione della Lombardia. Qui cresce l'indebitamento, salgono i prezzi e l'occupazione cola a picco. Abitiamo davvero in una terra di nessuno?». Terrore anche fra gli anziani del paese, quelli che lo zuccherificio l'hanno, per cosi dire, visto nascere: «Nemmeno nei nostri incubi peggiori avremmo mai potuto pensare che si arrivasse a tanto... Qui c'è gente che ha lavorato anni e anni col sudore della fronte per far crescere un impianto che oggi serve le più grandi aziende italiane. Ora Italia Zuccheri e il ministero vogliono mandare tutto in fumo. Perché? Che disgrazia...». Antonio, professione autotrasportatore, ieri mattina ha fermato il suo tir in paese per diverse ore a causa del blocco della Voghera-Novara. Nonostante tutto però, da lavoratore, non ha fatto mancare la sua solidarietà a tante famiglie che rischiano grosso: «Sono in mezzo alla strada oggi, il problema è che potrebbero esserlo anche in futuro... Ormai, in Italia, l'unico modo per portare i politici ad occuparsi dei veri problemi del Paese è picchiare i pugni sul tavolo e protestare. E i lavoratori di Casei fanno bene a farsi sentire».
Emanuele Bottiroli