Casa: prima i residenti Protesta l'opposizione
MILANO.Torna nel Consiglio regionale della Lombardia per una serie di modifiche il regolamento per l'assegnazione degli alloggi popolari, e fra queste l'obbligo di residenza o di lavoro in Lombardia da almeno cinque anni per chi decide di fare domanda. E si scatenano le proteste del centrosinistra che ha lasciato i lavori della commissione Territorio dove il testo è stato esaminato. Parla del regolamento come di un «manifesto di propaganda elettorale che alimenta la guerra fra poveri» il consigliere Ds Franco Mirabelli, mentre per i Verdi Carlo Monguzzi e Marcello Saponaro il testo è «fuori dalla realtà» perchè in un mercato del lavoro flessibile è difficile certificare cinque anni di lavoro continuativi in una regione. «Si parla di cinque anni di lavoro - sottolinea il vicepresidente del Consiglio Marco Cipriano (Ds) -, ma non si spiega come dimostrarli. Non tutti sono lavoratori dipendenti, e se qualcuno sta a casa per un paio di mesi perde ogni diritto?». Senza contare, ha aggiunto Mirabelli, che «si introduce un principio già dichiarato incostituzionale come quello della residenzialità per accedere alle graduatorie».
Il Consiglio regionale, infatti, aveva già inserito questa norma nel regolamento Aler, al momento della sua approvazione. Ma poi il Tar, a cui si erano rivolti i sindacati, lo aveva bocciato. Per questo la norma è stata prima inserita in una legge, e ora di nuovo nell'adeguamento del regolamento che dovrà essere votato dal Consiglio regionale e che prevede non solo il requisito dei cinque anni di residenza, ma anche un punteggio più alto per chi vive in Lombardia da almeno 10 anni. «Una norma di questo tipo - ha sottolineato Stefano Zamponi, dell'Italia dei Valori - potrebbe essere incostituzionale perchè discrimina in base alla residenza. E già è stato bocciato un provvedimento della Lombardia perchè non concedeva le tessere gratuite sui mezzi ai disabili extracomunitari».
«Oltre ad essere convinti che le case popolari debbano essere assegnate ai poveri, a partire dai più poveri e non dai più residenti in Lombardia - si legge in una nota del gruppo dei Verdi in Regione Lombardia - pensiamo che questa norma è anche completamente fuori dalla realtà. Come si può pensare infatti che, in una società regolata dalla flessibilità del mercato e dalla mobilità del lavoro e che vede dunque spostamenti massicci e continui, si possano usare come criteri preferenziali gli anni di residenza in una regione? Infatti, se un lavoratore piemontese, espulso dalla sua fabbrica, trovasse lavoro in Lombardia, sarebbe penalizzato nelle assegnazioni delle case popolari. E questo è assurdo e ingiusto». Il regolamento, però, non prevede solo questo ma sveltisce e semplifica una serie di procedure: ad esempio alza a tre anni (anzichè due) la validità delle domande, e passa alle Aler direttamente il compito di fare l'abbinamento degli alloggi. Il Comune stila le graduatorie, ma poi è l'Aler, in base alle graduatorie, a chiamare le persone e mostrare gli appartamenti, sveltendo le procedure. In più, nel caso di case ad affitti bassi, il Comune con una convenzione può affidare il bando e le graduatorie a chi ha costruito e gestirà gli appartamenti.