Legambiente e Wwf possibilisti «Non tutto è da buttare»

TORINO.Ottima la scelta di far svolgere le Olimpiadi invernali in una grande città, positivi i criteri con cui è stato realizzato il Villaggio olimpico, mentre non convincono la pista da bob di Cesana San Sicario, il trampolino di Pragelato e la poca trasparenza nella procedura di accesso agli atti del Toroc: Wwf e Legambiente tracciano un quadro a luci e ombre dei Giochi invernali di Torino 2006. «Sufficiente» il voto del Wwf sull'impatto ambientale delle Olimpiadi. «C'era il rischio di farle svolgere a Tarvisio, a Cortina o a Sion - spiega Gaetano Benedetto, segretario aggiunto del Wwf Italia - si tratta di aree non metropolitane i cui impatti sarebbero stati superiori a quelli di Torino. Si pensi a quello che è successo a Bormio per i Mondiali di sci del 2005. Su quelle montagne le ferite non sono ancora rimarginate». Tra gli elementi positivi che caratterizzano Torino 2006, il Wwf indica lo sforzo fatto per utilizzare strutture esistenti, la destinazione post olimpica degli impianti, la suddivisione in tre parti del Villaggio atleti, costruito in previsione del piano regolatore, il rafforzamento del sistema dei trasporti pubblici, la predisposizione di piani di sostenibilità e le certificazioni ambientali di alcune strutture. Sull'altro piatto della bilancia, l'associazione ambientalista mette alcuni aspetti che a suo giudizio intaccano gravemente la montagna. «Innanzitutto la pista da bob di Cesana e il trampolino per il salto di Pragelato - dice Benedetto - impianti costruiti in aree di grande pregio ambientale per due discipline poco praticate in Italia e che lasciano molti dubbi sul loro utilizzo futuro, anche per i costi gestione. C'è poi il problema dell'innevamento artificiale, indicato inizialmente in 1,8 milioni di metri quadrati e arrivato a 5,5 milioni di metri quadrati negli studi di fattibilità. Infine, il braciere che consuma in un'ora il gas che serve in un anno a un paese di 3.500 abitanti».