«Spadini? Era un padre-padrone»
ROBBIO.Una gestione autoritaria, da padre-padrone, poco rispettosa del principio della collegialità delle decisioni, che dovrebbe ispirare il governo di una fondazione di interesse pubblico, incline al conflitto nei rapporti con il personale.
Il consiglio d'amministrazione della casa di riposo «Fagnani-Galtrucco», presieduto da Santino Chiovino e composto da Silvano Cicogna, Maria Antonietta Greppi e dal membro di diritto don Gianni Fagnola rompe il riserbo che finora aveva mantenuto e proietta in una nuova luce la presidenza di Francesco Spadini, per sei anni alla guida dell'istituto.
«Lo facciamo solo perchè - afferma il presidente, a nome del consiglio - in conseguenza dei numerosi articoli apparsi sui giornali locali, nei quali l'ex presidente ha continuato a diffondere notizie non corrispondenti alla realtà dei fatti, si alimentano illazioni e dubbi nella cittadinanza robbiese, danneggiando cosi l'immagine della Fondazione e della famiglia Galtrucco».
In una nota, che si precisa essere «la prima e ultima» vengono ricostruiti i momenti salienti della crisi che ha investito l'istituzione. A partire dalle dimissioni di Spadini.
«Nella lettera - sottolineano presidente e consiglieri - egli chiede che gli venga recapitata una copia del verbale del consiglio riguardante la nomina del nuovo presidente. La lettera si chiude con una frase di commiato, con un ringraziamento per la collaborazione avuta e un augurio di 'buon proseguimento"».
«E' evidente - proseguono - che se Spadini avesse inteso rassegnare le proprie dimissioni dalla sola carica di presidente e non anche da quella di consigliere, non avrebbe avuto alcuna necessità di chiedere preventivamente e per iscritto copia del verbale di nomina del nuovo presidente, cosi come non avrebbe utilizzato la frase di commiato di buon lavoro».
Gli aspetti più interessanti nella presa di posizione del consiglio d'amministrazione sono relativi alle motivazioni delle dimissioni.
«Spadini, che non è stato assolutamente allontanato dall'amministrazione della casa di riposo, ma ha lasciato la carica per sua decisione, ha condotto la sua attività in maniera autoritaria e con scarso coinvolgimento dei consiglieri. Tutto questo ha portato ad un progressivo deterioramento dei rapporti tra i membri».
Il documento si conclude in modo molto duro: «Le ultime considerazioni dell'ex presidente oltrepassano, a nostro avviso, i limiti di quella 'dignità" a cui si appella il sig. Spadini in quanto la presenza della famiglia Galtrucco nelle due istituzioni è sempre stata discreta e preziosa. Forse dimentica, il sig. Spadini di aver ricevuto, all'inizio del suo mandato, un assai generoso contributo a supporto dei lavori della Fondazione (150 milioni di lire)».
Enrico Barberis