Traghetto, la rabbia dei parenti

IL CAIRO.Dopo tre giorni senza notizie, abbandonati a loro stessi, sulla banchina del porto egiziano di Safaga, i parenti di quasi mille fra morti e dispersi hanno preso d'assalto gli uffici della società di navigazione proprietaria del traghetto naufragato nel Mar Rosso.
Finora sono state tratte in salvo 426 persone, delle 1.415 partite dal porto saudita di Dubah con il Salam Boccaccio 98, per un viaggio che sarebbe dovuto durare nove ore fino a Safaga, sulla costa egiziana. I corpi recuperati sono circa 200, quasi 800 sono ancora i dispersi, molti non verranno mai ritrovati nelle acque infestate di pescecani, tanti non saranno mai riconoscibili.
Ieri mattina la folla ha sfondato le porte degli uffici della società El Salam Maritime Transport Company, considerata responsabile della tragedia, perchè il traghetto era troppo vecchio. Uomini hanno divelto condizionatori e li hanno gettati fuori dalle finestre del primo piano, con tavoli e sedie, ai quali è stato dato fuoco. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni per disperdere la folla, riferiscono testimoni.
Il ‘Salam Boccaccio 98', costruito in Italia nel 1970, era stato acquistato nel 1998 dalla Tirrenia. Apparentemente è affondato dopo che si è sviluppato un incendio a bordo, non si sa ancora se nella sala macchine o nel garage, e i marinai hanno imbarcato troppa acqua facendo perdere il controllo della nave, che si è inabissata nel giro di pochi minuti. Testimonianze di sopravvissuti accusano l'equipaggio di averli abbandonati al loro destino.
Le speranze di trovare qualcuno ancora in vita diminuiscono con il passare delle ore. Ma ancora si verificano dei miracoli. Uno di questi è il salvatggio di un bambino di sei anni, rimasto aggrappato ad un salvagente per un giorno e mezzo. Il padre lo aveva messo su uno dei gommoni gonfiabili, che essendo troppo carico si è rovesciato, portando con sè i genitori, la sorella e il fratellino del bimbo.
La stampa e i sopravvissuti hanno accusato il capitano di aver proseguito il viaggio malgrado l'incendio, scoppiato a un'ora dalla costa saudita. Il capitano, Sayed Omar, accusato di essersi messo in salvo per primo, è ancora disperso. La nave è affondata circa a metà della rotta, in uno dei punti più profondi del Mar Rosso. I soccorsi, hanno denunciato gli organi d'informazione, sono partiti in ritardo. Il governo egiziano ha ordinato un'inchiesta sulle cause del disastro. La compagnia di navigazione respinge ogni accusa, ricorda che il traghetto è in regola con le norme internazionali, ha navigato nel Mediterraneo fino al 2002, ed era equipaggiato con tutti i mezzi di salvataggio necessari.