Ronconi, un domani da day after

TORINO. Dopo la guerra dei due mondi, troiani e greci, di «Troilo e Cressida» ecco che Luca Ronconi propone quella dei morti viventi della trilogia «Atti di guerra» di Edward Bond, spettacolo diviso in tre serate per un totale di otto ore piu' gli intervalli, di cui l'altra sera e' andata in scena la prima parte. E' il secondo appuntamento, e la seconda riflessione sulla violenza e il destino dell'uomo, del progetto «Domani» per le Olimpiadi della cultura. L'autore inglese, parente di Osborne e Pinter pur partendo da Brecht, ha realizzato un testo duro sulla sopravvivenza in un mondo post atomico.
Usa le sue storie per suscitare interrogativi morali, spesso posti in maniera diretta dagli interpreti alla platea, alla fine di un'azione, di un dialogo o monologo, nello spazio vuoto, desolato del teatro Astra, restaurato per l'occasione dall'architetto Magnaghi, che ha incastrato le nuove mura a vista come base delle vecchie degli anni '20, lasciando interrotte le grandi travi di cemento che reggevano la galleria, da cui escono come rami secchi i ferri che le armano. Un luogo quindi emblematico per queste scene di violenza che non fanno che rievocare un day after, in cui i sopravvissuti non riescono a far altro che trovare nuove scuse per ricominciare a scannarsi, in nome di una vita che non vale la pena di essere vissuta. Protagonista dei due atti di questa prima parte è un giovane, che farà per fame il militare vivendo l'estrema violenza, potremmo dire di stampo nazista, ma globalmente diffusa, prima dello scoppio della bomba a neutroni, che ricopre il globo di cenere bianca, facendo sparire le persone, ma lasciando intatte le cose. Il giovane, sopravvissuto, incontrerà dopo 13 anni di vagabondaggi solitari un altro piccolo gruppo di esseri umani, che sopravvivono attorno a un magazzino di scatolette di cibo, ma che vedranno l'estraneo con diffidenza e finiranno per progettare di farlo fuori, costruendosi una lancia. Si ricostruiscono sempre gli stessi meccanismi. In fondo Ulisse che fa ammazzare Menelao disarmato nel dramma di Shakespeare non era molto diverso, visto che Ronconi insiste nel dire che tutto il ciclo di «Domani» va visto come si trattasse di un'opera unica. Bond procede per esempi scioccanti, fedele alla sua affermazione di essere scrittore di «un teatro dell'estremo», davanti al quale certe volte gli spettatori fuggono: «Ma se è fantasia, perche' sono cosi inorriditi? Il fatto è che ha qualcosa di fortemente reale e, in vero, è ancora più reale di ciò che sta succedendo per strada», perche' l'immaginazione mette in scena le nostre pulsioni profonde. La struttura e' brechtiana, a scene e siparietti, ma il clima è estremo e verista. Ronconi parla di tragedia greca e il problema centrale èquello di sapere chi sacrificare, dovendo commettere un'azione atroce: chi ami, o chi ti è estraneo? Ecco allora che Bond fa dire agli spettattori: «Lodate il soldato perche' ha ucciso il padre e non l'estraneo, magari vecchio e malato», per aggiungere che le nuove armi concludono un'era, «l'infanzia dell'uomo», e che non e' facile rispondere alla domanda perchè sono state sganciate le bombe: se lo fosse, infatti, avrebbero smesso di buttarle. Un testo a tesi, con purtroppo anche tirate moralistiche e didascaliche sull'uomo che si costruisce il proprio futuro e non ha un progetto, ma scritto con vivida, drammaturgica durezza mimetica nel creare situazioni. Ronconi lo presenta con una regia geometrica e razionale, per metterne in risalto i teoremi, ma anche raffreddandone molto la materia e finendo per congelare le emozioni, cosi da richiedere allo spettatore, provato dalla durata, uno sforzo estremo di attenzione. Nei prossimi giorni Ronconi proporra' la seconda e terza parte.