«Mutui falsi», un'altra svolta

PAVIA. Un castello accusatorio che sembra sbriciolarsi come sabbia. Maria Teresa Nascimbene, la 57enne pavese indagata per associazione a delinquere nell'ambito dell'inchiesta dei cosiddetti «mutui ai morti», è stata scarcerata dopo ben 18 giorni di detenzione. Il Tribunale del riesame di Genova ha infatti accolto il ricorso presentato dall'avvocato difensore, Salvatore Picci, sulla base dell'«insussistenza degli indizi per tutti i reati oggetto della misura cautelare».
La donna è stata indagata per la vicenda insieme ad altre 11 persone. Per Maria Teresa Nascimbene sono stati respinti tutti i capi di imputazione e annullata l'ordinanza di custodia cautelare chiesta dal Giudice per le indagini preliminari di Imperia. Ora si aspetta la decisione del Pubblico Ministero, che potrebbe optare anche per l'udienza preliminare. «Era il massimo che potevamo ottenere - commenta soddisfatto l'avvocato Salvatore Picci -. Non esistono indizi per nessuno dei reati e imputazioni. E questo ha portato alla scarcerazione immediata della Nascimbene dopo ben 18 giorni di detenzione. Il provvedimento del giudice del riesame evidenzia anche come le indagini fatte in relazione alla Nascimbene fossero evanescenti. Basate cioè su aspetti che non avevano nulla a che vedere con i reati contestati».
Su come sia stato possibile far scattare le manette per la donna, l'avvocato ha un'idea precisa: «Le accuse erano fondate su intercettazioni telefoniche del tutto estranee alla vicenda. Il Rossetti aveva il telefono sotto controllo, e questo era stato sufficiente a mettere nel calderone tutto quello che è passato attraverso le telefonate. Invece si parlava di altre cose, di operazioni che non avevano alcuna rilevanza, di questioni che non c'entravano con i capi di imputazione. Capi di imputazione pesanti, perchè si parla di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, con truffa ai danni dello Stato. Invece alla fine si scopre che le indagini erano campate per aria, e che non ci sono in realtà indizi. Ora attendiamo la decisione del Pubblico Ministero».
Maria Teresa Nascimbene era indagata insieme a Luciano Rossetti, 54 anni, residente a Imperia, Roberto Rossetto, 55 anni, residente a Copiano, Maurizio Maestri, 46 anni, residente a Corsico, Ferdinando Bellini, 59 anni, residente ad Abbiategrasso, e Renato D'Ambrosio, 58 anni, residente a Torre Beretti. Altre sei persone sono indagate in stato di libertà. Tra questa anche l'avvocatessa pavese che curava gli nteressi della stessa Nascimbene, e la cui posizione si è alleggerita notevolmente dopo l'annullamento dell'accusa di associazione a delinquere del Tribunale del riesame di Genova. La ricostruzione della vicenda effettuata dalla Procura e dalla Guardia di Finanza ruota attorno a un perno: un gruppo di persone riusciva a raggirare le banche ottenendo mutui di importo anche elevato utilizzando il nome di pesone morte e le loro false carte d'identità. La ricostruzione attribuisce poi un ruolo di primo piano a uno degli indagati, pare Roberto Rossetto, che si presentava in un istituto di credito con una carta d'identità falsa, con il nominativo della persona deceduta, o inesistente. Attraverso la documentazione fornita, riusciva ad ottenere un mutuo. Secondo l'accusa gli indagati truffavano le banche ottenendo anche fino a 100mila euro di mutui, e poi sparivano. La scarcerazione della Nascimbene apre ora nuovi scenari sulla vicenda. (m. fio.)