Bush dribbla Iraq e Palestina


Andrea Visconti NEW YORK.Guerra in Iraq, armi nucleari in Iran, Hamas al potere in Palestina sono stati alcuni dei temi emersi ieri sera nel discorso di Bush sullo stato dell'Unione, ma quest'anno il presidente Usa aveva in mente più la politica interna che non quella estera. Fra nove mesi infatti si vota in America per il rinnovo di una parte della Camera e del Senato e i repubblicani sono in difficoltà. Meglio puntare dunque sulla riforma del sistema sanitario, le risorse energetiche e l'istruzione anziché sul scivoloso terreno di Medio Oriente e guerra. In Campidoglio ieri sera Bush ha preso la parola davanti alle due Camere in seduta congiunta con i suoi indici di gradimento al minimo della sua presidenza. Solamente il 39 per cento degli americani lo appoggia, un tonfo nei sondaggi rispetto ai mesi precedenti alla guerra in Iraq quando Bush volava all'80 per cento.
Non c'era traccia però ieri della sua popolarità in discesa perché tradizionalmente il discorso sullo stato dell'Unione è punteggiato di applausi fragorosi da parte dei compagni di partito. Entusiasmo soprattutto per il tono del presidente che ieri sera alternava l'ottimismo con il senso di essere uno statista che ha una visione del futuro ispirata e profonda. Nelle intenzioni della Casa Bianca il discorso teletrasmesso non aveva per audience solamente il pubblico Usa. Non è un caso infatti che fosse stata organizzata la traduzione simultanea per essere compreso da arabi, iraniani, indonesiani, russi e tutti quelli che parlano spagnolo. Niente invece in italiano o tedesco. Bush ha ribadito che con Hamas non si tratta fino a quando il movimento islamico non rinuncerà alla distruzione di Israele. Nessun riferimento a una strategia d'uscita dall'Iraq e soprattutto nessuna data per il ritiro delle truppe.

dal corrispondente