Arrestato il sindaco di Pietrasanta
PIETRASANTA. «Guiscardo», secondo il vocabolario, significa «furbetto». Ma è anche il nome dell'albergo di Pietrasanta (Lucca) di proprietà del sindaco, Massimo Mallegni (Forza Italia), ieri arrestato in «un domicilio diverso dalla residenza» per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate, corruzione, estorsione, abuso d'ufficio, falso in atto pubblico e violazione della legge 570/1960, il cosiddetto «voto di scambio».
«Guiscardo» è anche il nome dell'operazione della guardia di finanza di Lucca, coordinata dal pm Domenico Manzione e dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi, che ha portato in carcere, oltre al sindaco, l'architetto dirigente del settore urbanistica Dante Galli, l'assessore Alfredo Benedetti, Marco e Franco Fantechi, l'imprenditore Giuseppe Coluccini. Con loro, ai domiciliari, sono finiti il padre di Mallegni, Mario, il segretario comunale Adamo Bernardi,. Una donna, moglie di uno degli arrestati, è stata interdetta dai pubblici uffici per due mesi. Un altro indagato è in Africa in ferie. L'indagine è una di quelle che parte da lontano e per l'esattezza da un'altra inchiesta che in Versilia, e per la precisione a Viareggio, fece molto scalpore. Un'inchiesta che portò in carcere il presidente della Circoscrizione Torre del Lago Athos Pastechi (eletto nelle liste di Forza Italia), arresto avvenuto il 14 marzo 2005 con l'accusa di corruzione e bancarotta fraudolenta. Durante le intercettazioni telefoniche, una conversazione fece presumere agli inquirenti la presenza di una importante lobby di potere a Pietrasanta. Un anno di indagini, ieri descritte «con molti omissis, perchè l'inchiesta va avanti» in 200 pagine di ordinanza di custodia cautelare. I reati contestati al sindaco e al suo assessore riguardano una serie di fatti assai complessi, tutti gestiti da società intestate a «teste di legno» ma riconducibili, direttamente o indirettamente, al sindaco Mallegni. Società che si aggiudicavano illegalmente gli appalti per costruzioni bandite dal Comune, e che se li aggiudicavano con falsi, minacce, espropri abusivi, abusi d'ufficio.