Vita e famiglia orientino le scelte politiche

ROMA.«Di sua natura la Chiesa non fa politica in prima persona, bensi rispetta l'autonomia dello Stato e del suo ordinamento». Benedetto XVI torna sui rapporti Stato Chiesa in una lettera inviata a Famiglia Cristiana per presentare la sua prima enciclica, «Deus Caritas Est» che sarà diffusa con il settimanale cattolico. La lettera del Papa, la prima nella storia della Chiesa a un giornale, per una casualità è resa pubblica lo stesso giorno in cui la Cei diffonde il comunicato conclusivo del consiglio permanente sulla situazione italiana. «Il fine della politica è creare un giusto ordinamento della socità in cui a ciascuno viene riconosciuto il suo e nessuno soffre di miseria», scrive ancora il Papa ricordando che ai cattolici impegnati nelle professioni pubbliche «spetta nell'agire politico di aprire sempre nuove strade alla giustizia».
All'approssimarsi delle elezioni intanto i vescovi italiani rinnovano l'invito a considerare valori come la famiglia e la vita come discrimanti nelle scelte politiche dei cattolici. In un'epoca in cui con la fine dell'unità politica dei cattolici ciascun credente è chiamato a scegliere tra due schieramenti. In un comunicato del consiglio permanente della Cei i vescovi raccomandano «speciale attenzione» su «alcuni contenuti particolarmente interroganti a causa della situazione concreta» e ne sottolineano «due irrinunciabili: persona umana e ricerca del bene comune». «Vorremmo uscire dall'idea che la Chiesa debba schierarsi - ha detto mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei - la Chiesa rivolge a tutti insegnamenti costanti e la sua presa di posizione è a prescindere dai programmi, non vuole che i cattolici si schierino ma che tutti si schierino». E proprio la difesa del valore della vita spinge la conferenza episcopale ad esprimere la propria perplessità sulla nuova legge sulla legittima difesa appena approvata dal Parlamento. «La normativa sull'uso delle armi per la legittima difesa non oscuri o relativizzi il valore della vita umana», avvertono i vescovi, preoccupati che la nuova legge possa indebolire «l'impegno delle istituzioni per la difesa e la tutela dei cittadini». Tale impegno deve invece migliorare l'amministrazione della giustizia, le condizioni dei detenuti e la lotta alla criminalità organizzata». (m.b.)