Le crepe del sogno americano

MILANO. C'è la geometrica, cupa, scena di Valeria Manari, un semicerchio con sei porte che sanciscono ingressi e uscite, oltre che epifaniche apparizioni di personaggi evocati dal discorso in una sorta di concreta materializzazione nello spazio di immagini mentali. E c'è la traduzione vicina al parlato contemporaneo di Masolino d'Amico.
Entambe alludono alla chiave di lettura che Marco Sciaccaluga ha adottato per la sua edizione di 'Morte di un commesso viaggiatore": l'immersione in un interno con padre e figli incapaci di stabilire fra loro relazioni e di compiere in se stessi la benché minima introspezione, che mette a nudo il dramma di famiglia di casa Loman, dominata da nevrosi, ossessioni e da una dialettica esacerbata. Nel gioco di compenetrazione fra passato e presente, sviluppato per flash-back da Arthur Miller, Eros Pagni, ricurvo sotto le sconfitte della vita, è un Willy Loman tutto interiorizzato, a tratti indomito e sanguigno nel combattere contro le crepe del 'sogno americano", a tratti espressionistico nell'alternare sfoghi di rabbia contro gli altri e dolenti introiezioni della sua sofferenza psichica. Innesta nel suo commesso qualche acidità, non dimentica toni icastici e poetici al tempo stesso, offre una vigorosa sottolineatura dell'esasperata stoltezza del perdente senza qualità distrutto dal mito del denaro, che arriverà però al suicidio, per offrire ai figli quei ventimila dollari da cui partire per una nuova battaglia contro la società che sta oltre la casa di Brooklyn.
Perfetta per il ruolo e ben calibrata in ogni sfumatura, Orietta Notari è una complice consorte ed una 'mater" dolente presa dai conti delle rate da saldare, saggia fino all'inconsapevolezza, forse troppo vile per intervenire nel rabbioso scontro tutto maschile della delusione. Gianluca Gobbi incarna Biff con una recitazione aspra, ruvida, in contrasto con quella più piana di Aldo Ottobrino, un corretto Happy, fotocopia rovesciata negli slanci e nelle delusioni del padre.
Da citare anche Ugo Maria Morosi, il benefico amico Charley, e Mario Menini, che si cala nel ruolo di Ben, fratello fortunato di Willy e proiezione sarcastica di quest'ultimo. (f. cor.)

REPLICHE fino al 5 febbraio al Teatro Carcano di Milano.