«Non possiamo sempre porgere l'altra guancia»

VIGEVANO. La nuova legge sulla legittima difesa? Sacrosanta. Mi sono entrati in casa di notte. Pistola alla testa, devi morire, dicevano. Davanti a mia madre di 84 anni». Walter Romussi, imprenditore, è stato rapinato un anno fa nella sua villa di Breme. Approva la modifica al codice penale che cancella la proporzione della reazione all'offesa, eliminando di fatto l'eccesso di legittima difesa.
Una norma da Far West, dicono invece i detrattori della modifica all'articolo 52 del codice, caldeggiata dalla Lega e approvata con i voti della Casa delle Libertà.
La novità è che, in sostanza, la reazione sarà sempre considerata propozionata - anche fino a estreme conseguenze - se chi è aggredito reagisce, sentendosi minacciato in casa o nel luogo di lavoro. «La modifica va benissimo - commenta Walter Romussi, 55 anni, titolare di una società specializzata in conservazione e restauro di beni culturali - Cosa dovremmo fare, porgere sempre l'altra guancia?». Certo, «chi non ha subito una rapina forse non si rende conto. Ovviamente, io parlo dal mio punto di vista, dopo un'esperienza che lascia fra l'altro notevoli strascichi psicologici. Non ci si sente più sicuri in casa propria». Il 2005 è stato un anno nero, per le rapine in villa in Lomellina: cinque colpi, più uno a fine 2004 e un altro il 6 gennaio scorso. Maria Antonietta Ponzio, 74 anni, di Robbio, alle 3 di notte del 19 gennaio 2005 si è trovata un coltello alla gola. E tre uomini incappucciati, vicino alla branda dove dorme da quando ha cammina con difficoltà, al piano terra della villa in cui abita da sola. Dice un si incondizionato alla nuova legge sulla legittima difesa. «Minacciavano di uccidermi, se non aprivo la cassaforte. Avessi avuto una pistola l'avrei usata, anche solo vedendo degli sconosciuti in casa». Stessa scuola di pensiero per Fiorenzo Pozzato, 42 anni, di Palestro, titolare di una gelateria. Il 9 febbraio 2005, in casa sua sono entrati quattro slavi armati di pistola. Era no le 4.40 del mattino, lui si era adddormentato sul divano davanti alla televisione. Al piano di sopra, riposavano moglie e due figli piccoli. «Se ora ho una pistola in casa per difendere la mia famiglia? Non posso dire né si, né no. Dico solo che la nuova legge è giusta. Anzi, i parlamentari dovevano pensarci prima». Non si sbilancia invece Angiolino Cima, 63 anni, imprenditore di Robbio. Lo hanno preso di mira nel marzo 2003. I banditi si sono accorti che chiamava i carabinieri col telefonino, l'hanno massacrato di botte. «Condividere o meno la nuova legge dipende troppo dall'esperienza personale». (a.m.)