Pavia, l'attesa per la fiaccola


PAVIA. «E' facile cadere nella retorica dello sport che avvicina i popoli, ma io credo che si abbia il dovere di crederci, di trasmettere i valori eterni dello spirito olimpico». A parlare è il presidente del Coni provinciale Oscar Campari. A una settimana dall'arrivo della fiamma olimpica a Pavia, martedi 31 gennaio, con partenza alle 18.49 in piazzale Minerva, la Pavia che ama e pratica lo sport si interroga sul significato dei Giochi. «Per la città e la provincia il passaggio della fiaccola è un evento che esprime quanto di meglio c'è nello sport. Confesso di essermi emozionato molto il giorno in cui la fiaccola è stata accesa a Roma», aggiunge Campari. Intanto i nomi dei tedofori provinciali non sono stati ancora ufficializzati. Secondo fonti ben informate a coprire l'ultimo tratto del percorso sarà il campione di nuoto Alessandro Calvi, ma tra i papabili c'è pure il cestista Fabio Di Bella.
Niente di ufficiale, quindi, essendo i nomi dei tedofori ancora coperti dal massimo riserbo. Una segretezza che rende forse inevitabile qualche malumore. «Lungi da me l'intenzione di fare polemica, però un maggior coinvolgimento del Coni provinciale, da parte del Toroc o da chi per esso, sarebbe stato gradito - continua Campari- . So che questa è una esigenza sentita anche dai colleghi delle altre province toccate dalla fiaccola. Detto questo, noi del Coni non possiamo che essere entusiasti di un evento che incarna i valori più nobili dello sport, lo sport quale occasione di crescita fisica e intellettuale per i giovani». Sulla stessa lunghezza d'onda l'assessore comunale allo sport Antonio Bengiovanni che ieri in municipio, insieme con Campari, ha incontrato i dirigenti delle società sportive pavesi per averle nelle vie e nelle piazze della città il giorno del passaggio della fiamma olimpica. «Pavia è una delle poche città della Lombardia toccate dalla torcia. Ritengo che si debba vivere il 31 gennaio con passione ed entusiasmo. Chiunque ama lo sport ha nelle Olimpiadi non solo l'espressione più alta dell'agonismo, ma anche l'espressione più alta delle idealità sportive». Dai dirigenti ai politici ai tedofori come Fabio Di Bella, play in forza da quest'anno alla Virtus Bologna, il quale esordisce dicendo: «Come sportivo sono molto orgoglioso di rappresentare la città di Pavia. Non conosco il tratto che dovrò percorrere, so soltanto che sarò tra i tedofori». Quanto ai valori delle Olimpiadi, il cestista pavese non ha dubbi: «Non penso che lo sport possa appianare tutte le divergenze, le cause di tensione tra i popoli, ma voglio credere che possa almeno rappresentare un'occasione in cui ribadire valori come l'amicizia e la fratellanza». Di Bella, classe 1978, non ricorda un'impresa olimpica in particolare: «Ma quelle inaspettate, come l'oro vinto nella scherma, sono quelle che ricordo più volentieri». Tra i tedofori provinciali anche l'otto volte campione del mondo di canottaggio Andrea Re: «Non so ancora se porterò la fiaccola a Pavia o a Voghera, ma poco importa, conta esserci. Vivo l'approssimarsi del 31 gennaio, giorno in cui la fiaccola passerà per la nostra città, con trepidazione. Penso che il significato profondo delle Olimpiadi, come l'unione e la pace tra i popoli, oggi sia più che mai attuale». Anche in un'epoca caratterizzata, secondo alcuni storici, dal cosiddetto scontro delle civiltà? «Sono ottimista per natura e quindi spero che lo sport rappresenti sempre e comunque una chance di unione, di comunanza tra i popoli». Tra i tedofori pavesi c'è anche il nuovo direttore di Radio Ticino nonché responsabile della Casa del giovane, don Franco Tassone: «Mi piace pensare che non sia casuale che le Olimpiadi di Torino cadono lo stesso anno in cui è cominciato il processo di canonizzazione di don Enzo e del 35esimo di servizio della Casa del giovane. E mi piace soprattutto credere che si possa partire dagli ultimi per arrivare ai primi».

Pier Angelo Vincenzi