«No all'Alta velocità, "affare" per la destra e la sinistra»

PAVIA.Il centro sociale Barattolo di Pavia ha da tempo preso posizione sulla Tav, e sulle proteste in Val di Susa. Sensibilizzazione della cittadinanza con manifesti in giro per la città, partecipazione diretta alle manifestazioni (il 4 febbraio a Novara, insieme ai piemontesi), e ora la proiezione del video «Indiani di Valle» di Adonella Marena il 27 gennaio alle 21. Un 'documento creativo" che ripercorre le tappe fondamentali della nascita e dell'evoluzione del movimento No Tav nell'ultimo decennio. Dopo la proiezione ci sarà un dibattito con Maurizio Piccione e Renzo Oliva, esponenti di una delle componenti più significative del movimento No Tav, il comitato «Spinta dal Bass» (parte di Avigliana). Parleranno del perché e di come si sia composto il movimento, delle motivazioni ambientali e politiche alla base della mobilitazione del Valsusini. Non si tratta di una semplice contestazione «legata ai particolarismi», spiega Alessandro Cajani del Barattolo. «Il problema Tav è solo la punta dell'iceberg» recita un articolo del 'Corsaro". La vera questione sembra essere la «retorica delle scelte irrinunciabili utilizzata per impedire un dibattito serio che coinvolga i cittadini», mentre sarebbe necessario «un percorso di confronto tra istituzioni e cittadini», non solo per poter dire di no, ma per proporre visioni alternative che tengano conto non solo del Pil (prodotto interno lordo), ma anche di sostenibilità ambientale e sociale, continuano i ragazzi del Barattolo. Tutto sembra andare invece nella direzione opposta, affermano, «dall'Unione Europea i cui principi fondamentali scritti nella Costituzione sono stati bocciati solo nei paesi in cui c'è stata una discussione pubblica, al modo di procedere del Governo». E si spazia da Scanzano al ponte sullo Stretto, che infatti vedono nascere collegamenti su scala nazionale di movimenti che partono dal basso. Da un lato i rappresentanti dei partiti (di entrambi gli schieramenti) sostenitori delle «scelte irrinunciabili» e della «crescita economica illimitata e a qualsiasi costo», dall'altro un fronte inusuale che unisce varie correnti e diverse visioni del mondo. Gli abitanti della Valle, in primo luogo, stanchi di dover vivere in un territorio da vent'anni trasformato in un cantiere a cielo aperto. I Valsusini hanno sconfessato punto per punto la «presunta utilità della Tav», criticato l'idea che «un progresso economico insensibile agli aspetti sociali e ambientali possa portare benessere». E soprattutto hanno rivendicato il diritto di essere coinvolti attivamente nelle decisioni della vita politica. Tuttavia «le loro ragioni sono state ridicolizzate, come espressione di anacronistici luddisti (coloro che durante la rivoluzione industriale distruggevano macchine per non perdere posti di lavoro ndr) che si oppongono al progresso per «puro pregiudizio». In realtà hanno solo tentato di porre delle domande: che utilità può avere l'alta velocità su una tratta oggi utilizzata al 30% delle capacità in costante calo del traffico? I 20 miliardi di euro non sarebbero più opportunamente investiti nella ristrutturazione della rete ferroviaria italiana che continua a dare grattacapi? Che ne sarà dell'amianto e dell'uranio che i lavori porteranno in superficie? Perché non si apre un dibattito sul conflitto di interessi sia a destra che a sinistra (i lavori in Francia soono stati affidati alla ditta di famiglia del Ministro Lunardi e in Italia alla cooperativa rossa Cmc di Ravenna)?
Anna Ghezzi