«Risparmiamo energia»


MILANO.Davide Tabarelli snocciola cifre con la lucidità tipica dello studioso ma anche con la passione caratteristica di chi conosce la materia in modo cosi approfondito da non riuscire ad esserne estraneo anche emotivamente: «Guardi, a mio parere la vicenda del gas è stata veramente ingigantita perché la Russia e gli altri paesi dai quali importiamo hanno molto più bisogno di noi di quella materia prima. Se non vendono hanno problemi di sussistenza reale per i loro cittadini. Noi possiamo attingere alle riserve e organizzarci sul mercato. Certo la crisi Ucraina ha portato in evidenza un problema noto agli addetti ai lavori che è la situazione di dipendenza da alcuni fornitori e da alcune aziende. Ma i nodi che devono essere affrontati sono altri», spiega il direttore del Rie, Centro ricerche energetiche e industriali guidato dal professor Clò.
- Che cosa possiamo fare in tempi ragionevoli, considerando che il sistema energetico non può essere modificato in pochi giorni?
«Innanzitutto possiamo puntare sul risparmio energetico. C'è moltissimo da fare per spiegare ai cittadini che si possono ottenere risultati rilevanti non solo per le loro tasche dall'adozione di comportamenti più attenti. Negli ultimi trenta anni i consumi di elettricità del paese sono cresciuti di tre volte: negli anni 70 consumavamo circa 110 miliardi di kwh oggi viaggiamo ad oltre 310 miliardi. E il trend è molto elevato in tutto il mondo. Certo non possiamo permetterci un nuovo black out come quello del settembre di due anni fa, uno dei più gravi della storia mondiale. Non ci rendiamo conto che è stato in realtà il peggior episodio della storia recente dei paesi industriali: non era mai accaduto che 53 milioni di persone rimanessero senza corrente per 10-20 ore. Certo è stato un incidente, ma di una tale gravità che non ha precedenti nella storia mondiale»
- Eppure non è accaduto nulla di rilevante in questi ultimi due anni...
«Anzi direi che se possibile la situazione è in parte peggiorata, nel senso che non siamo riusciti a completare gli interventi di riconversione programmati e stiamo puntando sempre di più sulla costruzione di nuovi impianti che richiedono tempi di realizzazione lunghi. La priorità è completare rapidamente la conversione delle tanti centrali ferme, da Porto Tolle a Manfredonia, da Montalto a Rossano Calabro, dove è possibile produrre energia utilizzando carbone che costa un quarto del gas. Ma dobbiamo decidere, e in fretta, superando le logiche localistiche che spesso bloccano a priori qualsiasi intervento»
- Sul gas i terminali di rigassificazione possono rappresentare una soluzione?
«In parte si, anche se in questo momento per diverse ragioni i prezzi sono molto alti e quindi anche questa fonte di approvvigionamento può creare grossi problemi».
- Si fa un gran parlare di fonti rinnovabili. Sono praticabili?
«Oggi siamo al 16%. L'obiettivo era di arrivare al 25% entro il 2010, target che sicuramente non riusciremo a raggiungere».

Andrea Di Stefano