Juve e Inter si nascondono

MILANO. Capello è certo che il Chievo farà soffrire la Juve, Mancini giura che la trasferta di Treviso «è la peggiore che ci potesse capitare». Eppure le affermazioni dei due allenatori alla vigilia del turno infrasettimanale di campionato, che si gioca oggi, sembrano davvero esagerate. Intanto il Milan con l'Ascoli proverà quantomeno a riprendersi dalla sberla di Roma, che sembra aver affosato in maniera definitiva i sogni di recupero. Ma per tutte le squadre che scenderanno in campo stasera c'è un ostacolo comune: il ghiaccio e il freddo glaciale, che rischia di compromettere le prestazioni. Che alla Juventus dei record faccia paura il Chievo, può fare sorridere. Ma Capello non sorride affatto e non giudica gli avversari dal nome o dal palmares.
Pensa che quella di Verona sarà una trasferta ad alto rischio per la Juventus e invita la squadra a ricordarsi quanto ha sofferto la stagione scorsa. «Ma anche all'andata a Torino ci aveva impegnato a fondo. E' una squadra che gioca a memoria, perché si conosce da anni e ha un allenatore che ha impresso un marchio preciso. In più, oltre all'avversario, ce ne sono altri due, il campo e il freddo».
Non è la prima volta che Capello è critico nei confronti del calcio televisivo, che costringe a giocare partite in notturna a gennaio, ma con coerenza ha sempre ritenuto giusto adeguarsi, se il sistema-calcio (che ha arricchito anche lui) è diventato questo. Semmai, avanza una proposta: «Giochiamo questi turni, soprattutto al nord, al pomeriggio, se le televisioni rinunciano a un pochino di audience. Se non altro acquisteremmo qualche grado in più e metteremmo meno a repentaglio l'incolumità dei giocatori». Nedved, colpito da febbre, dà forfait e al suo posto giocherà Mutu. Ovvia la conferma di Buffon: «E' su di giri e l'ho visto bene anche in allenamento».
Dovrebbe ripartire dalla panchina Del Piero e il tecnico, senza Nedved, non se la sente di operare altri cambi. Capello è ritornato anche sul proprio futuro, confermando che fra tre stagioni smetterà, per motivi anagrafici, ma regala una eloquente battuta quando gli si chiede se una eventuale chiamata in Nazionale potrebbe fargli cambiare idea: «No, la Nazionale non la sento come una cosa mia, perché amo il lavoro quotidiano del campo. Però, non ci avevo pensato: allenando una nazionale (straniera, ndr) potrei avere il tempo libero per viaggiare, che mi piace tanto...».
In casa Inter, la trasferta di Treviso preoccupa non poco Mancini perché «i veneti stanno benissimo fisicamente e, contro di noi, non hanno nulla da perdere. Sarà una gara dura, brutta e delicata. L'Inter, se vorrà vincere, dovrà affrontarla come se fosse una finale di Champions».
Brutta, tra l'altro, è anche la condizione in cui l'Inter arriva a questa gara, con una penuria di attaccanti (solo Adriano e Cruz, quest'ultimo tra l'altro non al meglio) e la squalifica di Stankovic, che porta Mancini a un vero dilemma da risolvere su chi scegliere come suo sostituto.
Proprio della squalifica di Stankovic l'allenatore ha voglia di parlare. «Ritengo che la squalifica di Stankovic sia giusta e sono molto arrabbiato con Dejan perché ci ha messo in difficoltà in un momento particolare. Però c'è qualcosa di ingiusto in tutto questo: anche in altre partite ci sono stati episodi simili, penso a Palermo-Juventus quando Trezeguet con Terlizzi ha fatto una cosa simile a quella di Stankovic, ma non è stato fatto notare nulla e chi doveva decidere non ha preso alcuna decisione. Altrettanto è accaduto in Milan-Juventus».
Capitolo formazione: Mancini dovrebbe confermare il 4-4-2, con Adriano e Cruz in attacco. Infine, una lamentela sulle condizioni dei campi di gioco, a partire da San Siro: «Credo che in un campionato come quello italiano, tra i più importanti in Europa e nel Mondo, sarebbe necessario obbligare le società ad avere terreni perfetti e campi riscaldati, soprattutto nel centro-nord».
Contro l'Ascoli, infine, il Milan deve assolutamente riprendere la giusta via, lasciando alle spalle lo scivolone di Roma che lo ha riportato a meno dodici dalla vetta. Ancelotti però non ci sta a trasformare in un processo personale il momento no della sua squadra e spiega che «serve solo ritrovare continuità. Siamo attesi tutti da un compito difficile, le cose non funzionano per il meglio, sono coinvolto io e sono coinvolti i giocatori, tutti insieme dobbiamo trovare le cause e quindi studiare le contromisure». Una cosa è chiara ad Ancelotti: nel girone di ritorno si deve cambiare marcia.