E Castelli chiede di giudicare i giudici


ROMA. Un elogio delle «storiche» riforme approvate e uno sguardo alle priorità fissate per il 2006: tra queste il varo di due riforme costituzionali che istituiscano un organo super partes esterno al Csm, formato da esimie personalità, che funga da sezione disciplinare per i magistrati, e dei tribunali indipendenti chiamati a giudicare quando, fra le parti in causa, vi siano appunto delle toghe.
C'è anche questo nella prima relazione sullo stato della giustizia presentata ieri al Senato dal Guardasigilli Roberto Castelli. Introdotta dalla neonata riforma dell'ordinamento giudiziario, l'attesa relazione del ministro della giustizia non ha mancato di scatenare accese polemiche da parte dell'Unione che in serata ha ribadito il «totale dissenso» dalle comunicazioni di Castelli. Polemiche relative ai contenuti, ma anche alla forma dal momento che, giunta l'ora del dibattito, nessun senatore di Palazzo Madama aveva ancora potuto leggere il documento solo riassunto dal ministro nel suo intervento in aula. Invitando il paese a dirsi «orgoglioso» delle riforme approvate durante la legislatura, Castelli è tornato ad attaccare il potere dei giudici senza mezzi termini. La riforma dell'ordinamento giudiziario, ha detto, è servita in parte a riparare «l'evidente squilibrio, ancora esistente, che si era creato fra i poteri dello stato dai primi anni Novanta». «Lottando contro le molte e potenti spinte oligarchiche, abbiamo raggiunto il traguardo di ridare centralità al Parlamento», ha proseguito Castelli anche se poi, a ben guardare, quando si è trattato di discutere i testi di riforma della giustizia, Camera e Senato sono stati imbavagliati dalla fiducia posta dal Governo a ogni lettura. Il ministro ha poi posto l'accento sull'uso distorto delle intercettazioni telefoniche - oltre centomila lo scorso anno - che può rappresentare «una delle armi più efficaci in mano ai nemici della democrazia», e poi ancora sulla durata, sempre eccessiva, dei processi. Secondo i dati del ministro il contenzioso civile continua infatti a salire e con 4,2 milioni di procedimenti nel 2004 «gli italiani si confermano il popolo più litigioso d'Europa» mentre i tempi medi per arrivare al terzo grado restano di 87 mesi. Non meglio il versante penale che al 2001 aveva 3,5 milioni di nuovi procedimenti oltre ai 5,8 milioni di carichi pendenti (compresi quelli a carico di ignoti) e tempi di giacenza di 82 mesi. Un trend, evidenzia la relazione, cresciuto di pari passo con le prescrizioni che sono passate dalle 98mila del 2001 alle 200mila del 2005, e che, secondo le stime del ministero, l'introduzione della ex Cirielli farà lievitare di 35 mila unità. Nel suo intervento in aula Castelli non ha risparmiato nemmeno la magistratura contabile accusando la Corte dei Conti di aver «travalicato» la propria funzione di controllo. «Sulle attività del ministero c'è stata un azione di controllo esasperato», si è lagnato Castelli che avrà a che fare con la nuova protesta dei magistrati decisi a disertare le cerimonie di inaugurazione, fatta salva quella in Cassazione, dell'anno giudiziario.

Natalia Andreani