Urbanistica, ora tocca alla magistratura

Come tutte le mattine leggo «La Provincia pavese». Trovo una lettera del comunista Sergio Vitellini che fa una sterile polemica su di un mio articolo uscito sul giornale del Comune di Voghera dove parlo di «urbanistica».
Vitellini azzarda una teoria accusandomi di aver taciuto alla città quello che sta succedendo nella ripartizione urbanistica, evidente che questo mio articolo è stato scritto quando nulla era ancora successo, quindi, non avendo capacità paranormali, non potevo scrivere di cose che non sapevo e che, se avessi saputo, non avrei certo scritto sul giornale del Comune, ma mi sarei rivolto immediatamente alla magistratura.
La domanda retorica conseguente al fatto che non ho scritto delle indagini in corso che si pone Vitellini è: «Cosa dobbiamo pensare?». Per quanto mi riguarda pensi pure quello che vuole, ma eviti accuratamente di ventilare ipotesi di qualsivoglia tipo di connivenza mia nei fatti oggetto delle indagini.
Ora un paio di domande vorrei farle io al comunista Vitellini: non ritiene superato, per fortuna, quel sistema usato in tutte le dittature, di cercare di calunniare per poter condannare, senza possibilità di appello, tutti coloro che la pensano in modo diverso? Visto che anche lui ha rivestito diversi ruoli in Amministrazione comunale e per parecchi anni, come mai non si è accorto dei presunti illeciti che sarebbero avvenuti?
Quello che però mi ha veramente indignato è quando Vitellini definisce Voghera «città sgangherata». Se la pensa cosi può sempre trasferirsi in qualche paradiso terrestre dove governano regimi comunisti, per fortuna oggi la scelta è ristretta ma si può ancora trovare; cosi potrà avvalersi di tutti quei servizi messi a disposizione della popolazione dai regimi che lui condivide: repressione, fame, strutture sanitarie e servizi inesistenti. Ritengo comunque che Vitellini rimarrà nella «città sgangerata» che tanto disprezza! Personalmente sono orgoglioso di essere vogherese!
Ora, Vitellini a parte, perché non si evita di chiacchierare, quasi sempre a sproposito, di cose che non si conoscono? La magistratura sta facendo il suo lavoro indagando su presunti illeciti avvenuti nel settore urbanistica, quando avrà finito e si conosceranno i risultati, si potrà discutere e conseguentemente decidere sul da farsi.
Altro esempio di chiacchiere inutili è l'ipotesi apparsa, in un articolo sulla pagina di Voghera, riguardante un improbabile accorpamento di delega assessorile urbanistica e lavori pubblici che dovrebbe venirmi assegnata. Non è assolutamente vero. Non se ne è mai parlato. La mia posizione rispetto a queste cose è molto semplice: farò esattamente quello che il sindaco riterrà opportuno io faccia.
Sono convinto che, in questa fase della vicenda, non si possa far altro che attendere la fine delle indagini, augurandoci tutti che si concludano velocemente, affinché finiscano i disservizi che i cittadini, in questo momento, inevitabilmente debbono sopportare.
Gigi Frontiassessore all'Urbanistica Voghera

Non strumentalizzate
la visita di Ciampi a Pavia

Apprendo da una lettera pubblicata dalla «Provincia Pavese», non so se preoccupato o offeso, che in occasione della visita del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi Pavia è diventata «la città più sporca della Lombardia grazie all'incuria di chi amministra, allo scarso senso civico della minoranza e alla indifferenza della maggioranza». Il tutto firmato dal Circolo Territoriale An di Pavia.
Preoccupato per il disprezzo che si ha della città e dei suoi cittadini presentati come una pletora di insensibili, offeso perché intorno a temi importanti - pulizia, scritte sui muri, politiche giovanili, giustamente all'ordine del giorno della nostra Amministrazione comunale e del dibattito politico - il Circolo di Alleanza nazionale si esprime con uno stile degno di «Er Pecora», all'anagrafe il loro noto riferimento nazionale on. Teodoro Buontempo.
La visita del presidente della Repubblica Ciampi, il presidente di tutti gli italiani, dovrebbe rappresentare per la comunità un momento di festa, un riconoscimento a Pavia, alla provincia e ai suoi abitanti, prescindendo dall'appartenenza partitica. Utilizzare l'evento per sterili polemiche di cosi basso profilo evidenzia la «qualità» della proposta politica, di chi le pensa e di chi si impegna a scriverle.
L'auspicio, che certamente cadrà nel vuoto visto il clima pre-elettorale preoccupante che si sta vivendo in questi giorni, è che non si strumentalizzi la visita di Ciampi e si eviti di offrire di Pavia un'immagine negativa, non rispondente al vero, mischiando problemi reali e argomentazioni razziste.
Parole come quelle riportate nel medesimo articolo: «Signor presidente, si faccia una passeggiata in viale Matteotti e vediamo se almeno a lei vengono risparmiati gli insulti dei simpatici occupanti di quello che un tempo era un viale alberato e ora è una latrina a cielo aperto», oltre a rappresentare una realtà che non esiste in questi termini in una sorta di maionese impazzita, sono sintomo di una totale mancanza di senso del limite.
La nota tecnica della «diffamazione», cosi di moda in questi giorni, dove sembrano non esistere più ruoli istituzionali e ci si picchia come galletti senza ritegno, non dovrebbe mai essere utilizzata. Rivolgerla contro la propria città e i propri concittadini diventa francamente surreale.
Luigi Dusesegretario cittadino dei Ds di Pavia consigliere comunale

I sardi di Pavia salutano
il presidente Ciampi

Sono diversi i motivi che legano il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi alla Sardegna. Innanzitutto il fatto che egli è stato iscritto per qualche mese all'Università di Sassari. Nel 1944 Ciampi (già laureato in Lettere a Pisa nel 1941), a Sassari come sottotenente del nono raggruppamento dell'esercito, si era iscritto per la seconda laurea, in Giurisprudenza, ma poco dopo venne trasferito a Lecce e non poté dare alcun esame.
La prima vacanza estiva del decimo presidente della Repubblica italiana (eletto il 13 maggio 1999) fu un breve ma intenso soggiorno all'isola di La Maddalena, dalla quale si congedò con queste espressioni: «Sono posti meravigliosi, ineguagliabili, e la gente è stupenda e molto ospitale. Mi sono trovato benissimo e per questo ci tornerò». Uomo di parola, Ciampi è ritornato alla Maddalena nell'estate del 2001, 2002, 2003 e 2005.
Ciampi è stato per la prima volta in visita ufficiale a Cagliari e a Nuoro dall'8 al 10 novembre 2000. In quell'occasione i sardi ebbero modo di ammirare il nuovo stendardo presidenziale, in uso da pochi giorni prima, cioè dal 4 novembre. Dal 3 al 5 febbraio 2004 Ciampi è stato in visita ufficiale a Oristano e a Sassari.
Durante la visita a Cagliari, dialogando in videoconferenza con gli studenti iscritti al corso di laurea in Informatica presso le due sezioni (Sorgono e Ilbono) delle università a distanza, Ciampi cosi si è rivolto a loro dalla sede del Consorzio per gli studi universitari a distanza: «Grazie a questi strumenti le distanze non contano, i mezzi informatici migliorano le vostre conoscenze e la vostra isola. Il vostro orgoglio di sardi vi spinga a valorizzare sempre più le vostre tradizioni culturali, che rappresentano un fattore di sviluppo».
Vogliamo rassicurare il presidente Ciampi che a Pavia, cosi come nelle altre 67 città della penisola in cui operano i circoli aderenti alla Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (Fasi), l'organizzazione dei sardi emigrati è da decenni impegnata proprio a «valorizzare le tradizioni culturali dell'isola» e a creare occasioni di promozione del prodotto sardo che si traducono in ultima analisi in benefici - in campo turistico e commerciale - che vanno a vantaggio dello sviluppo della Sardegna.
I sardi residenti in provincia di Pavia salutano con grande affetto il presidente Ciampi e gli augurano ancora molti, meravigliosi, soggiorni in Sardegna.
Paolo Pulinaresponsabile Informazione della Fasi, Pavia

Pavia, targhe alterne
all'ultimo momento

Giovedi ero a bordo della mia auto per recarmi al lavoro, come tutti i giorni, quando, da manifesti affissi sulle strade principali di Pavia, scopro che in quello stesso giorno la circolazione è a targhe alterne.
Come si fa a dare informazione di un tale provvedimento il giorno stesso in cui viene applicato (nei giorni precedenti, nei principali punti della città dove vengono esposti questi cartelli, non vi era notizia di tale provvedimento)?
In quel caso, cosa avrei dovuto fare? Parcheggiare la macchina e proseguire a piedi rischiando di arrivare in ritardo al lavoro?
Nicoletta L.Pavia

Voghera-Milano: il treno
si blocca a Lungavilla

Venerdi 13 gennaio. Il diretto proveniente da Arquata con destinazione Milano centrale arriva alla stazione di Voghera. Salendo sulla prima carrozza si avverte subito un pesante odore di bruciato e ci accorgiamo che il riscaldamento non funziona. Si parte. Dopo pochi minuti il treno si blocca nella stazione di Lungavilla con l'arrivo trafelato del controllore che invita a scendere perché - testuale - «il locomotore va a fuoco».
Ovviamente seguiamo in fretta l'invito, accorgendoci che i passeggeri della nostra carrozza sono gli unici ad essere scesi. Alla richiesta di spiegazioni, ci sentiamo rispondere che possiamo restare sul treno, ma di stare attenti...
Risaliamo e, dopo alcuni minuti di silenzio, arriva l'annuncio che il treno «ripartirà entro 10 minuti circa». Illusione. Alle 7,45 l'indicazione è di usufruire del treno in arrivo sul primo binario servendosi del sottopasso. Poco prima ci è passato di fianco l'Intercity. Cosi una fiumana di persone si imbottiglia sulle scale, mentre molti scelgono di attraversare i binari, trovandosi di fronte le porte del treno chiuse!
Seguono imprecazioni, salita e rapido riempimento di quasi ogni spazio disponibile. Dico quasi perché la successiva fermata a Bressana carica ulteriori passeggeri (ancora più incazzati di noi, perché, ci dicono, fermi dalle 7 meno un quarto in stazione). L'arrivo a Pavia produce un ulteriore carico di persone, non compensato dalla discesa. Si viaggia veramente stipati e in barba a qualsiasi norma sulla sicurezza.
Come se non bastasse, a Locate ulteriore sosta: salgono ancora 3-4 persone sulla mia carrozza (cosi riesco a malapena a vedere nel groviglio di corpi). In stazione centrale entriamo alle 9,15 circa. In queste occasioni le domande sono tantissime, ma le principali sono sullo stato del locomotore partito da Arquata: era proprio impossibile capire che si sarebbe bloccato? E ancora: perché non fermarlo subito a Voghera, con altre possibilità di scelta per i passeggeri, anziché alla stazione di Lungavilla? Sono stati i due, tre minuti di viaggio in più a farlo «scoppiare»? Mentre si discute di grandi opere e di Tav sarebbe opportuno avere piccole risposte.
Antonio CorbellettiVoghera