Aviaria, il virus cambia ma la catena di contagio è immutata
ROMA.Isolamento per tre chilometri degli allevamenti che dovessero risultare infetti, predisposizione di un'area di protezione ad anello per 10 chilometri, programmi di vaccinazione, abbattimento degli animali malati. Sono alcune delle misure per far fronte ad eventuali focolai di influenza aviaria anche nel nostro Paese alle quali stanno lavorando gli esperti dell'unità di crisi, voluta dal ministro della salute Francesco Storace, che si è riunita ieri per la prima volta. Il team di specialisti metterà anche a punto delle linee guida per prevenire l'aviaria finalizzate al settore veterinario e sta valutando l'invio di esperti richiesti dall'Ue in paesi che necessitano di assistenza e know-how per questo tipo di problematiche. In caso poi di contagio umano, ha sottolineato Storace «le prime categorie sulle quali eventualmente intervenire per tutelare la popolazione saranno quelle degli allevatori, gli operatori sanitari, le forze dell'ordine e i dipendenti pubblici». Mentre in Turchia permane lo stato di allerta, dopo la morte di quattro persone infettate dal virus H5N1 (ieri è morta una bambina anche se le autorità smentiscono) ed il contagio di un'altra quindicina, l'Italia lavora dunque alla messa in campo di un piano di misure per arginare l'epidemia nel caso in cui dovesse verificarsi. E a fronteggiare la possibile emergenza si prepara l'Ue, che ieri ha dato il via libera ad uno stanziamento di 80 milioni di euro in aiuti ai paesi già colpiti dal virus. La situazione tuttavia, come ha sottolineato anche il ministro Storace, è per il momento sotto controllo e rassicurazioni arrivano da vari scienziati dopo la notizia dell'avvenuta mutazione del virus H5N1 presente in Turchia: è mutato, ma non abbastanza da minacciare il contagio da uomo a uomo.