Noi insegnanti di religione

Sono un insegnante di Religione cattolica e ho letto, con estremo rammarico, quanto scritto da Giorgio Piovano in questa pagina. Il tema riguardava i rapporti tra Stato italiano e Chiesa cattolica. Piovano muove durissime accuse alla presenza cattolica in Italia e al ruolo delle gerarchie vaticane. Ma andiamo con ordine, almeno ai punti più salienti sollevati.
1) Egli dice «no ad ogni tipo di Stato confessionale» proprio in virtù della massiccia presenza dei credenti cattolici in Italia.
Nella nostra nazione esiste la libertà religiosa per tutti (Art. 3 della Costituzione) anche grazie all'apporto che tanti cattolici hanno dato per la stesura della nostra Carta Costituzionale, redatta insieme a politici non credenti. Ogni comunità religiosa ha il diritto, come espressione della cittadinanza, ad esprimere proprie opinioni sulle leggi dello Stato e ad osannare il proprio leader religioso fin quando le pare (e io, che piaccia o no a Piovano, lo faccio per il Papa, quando si affaccia alla finestra).
2) Per quanto concerne l'8 per mille, si tratta non di una tassa che pagano i cittadini alla Chiesa cattolica, ma di un'offerta: si può porre la propria firma anche in favore di altre confessioni religiose (per es. Ebrei, Valdesi, eccetera) o a nessuna. In quest'ultimo caso l'offerta viene devoluta ad attività benefiche dello Stato. Tutto il contrario, quindi, di uno Stato confessionale che garantirebbe certi vantaggi ad una sola religione.
3) Piovano pone anche l'attenzione sulla Legge Regionale 12/2005 che obbliga i Comuni a versare l'8 per cento dei proventi delle opere di urbanizzazione agli Enti istituzionalmente competenti in materia di culto della Chiesa Cattolica. Purtroppo non dice che tale possibilità è prevista anche per altre confessioni religiose (Art. 70 e 73 Comma 2 di entrambi gli articoli di Legge).
4) Veniamo ai «privilegi» degli insegnanti di Religione cattolica. Siamo stati immessi in ruolo perchè docenti in possesso di qualifica come gli altri colleghi ed abbiamo nella Scuola gli stessi doveri: perchè non quindi gli stessi diritti? La vera laicità consiste nel garantire a tutti, anche ai docenti di Religione, uguale trattamento. Piovano, uomo di sinistra, non ha a cuore i diritti di alcuni lavoratori della Scuola? Perchè siamo reclutati dalla Curia? Ecco la risposta: lo Stato italiano, che lei teme possa essere o diventare confessionale, non ha facoltà teologiche e quindi la Chiesa cattolica è l'unica a poter verificare la nostra idoneità (si acquisisce o con il Magistero in Scienze Religiose della durata di quattro o cinque anni, o con la Laurea in Teologia).
E' vero, siamo pagati dallo Stato: siamo quindi noi la causa del debito pubblico! Ma per piacere, siamo seri. La presunta diminuzione dei giovani da questo insegnamento non esiste, se non negli auspici di Piovano: la miglior risposta sta nell'oltre 90 per cento di libere adesioni e si tratta di studenti credenti, non credenti, praticanti e non.
5) Veniamo alla contrarietà della Chiesa ai Pacs. Vuole togliere diritto di parola ai cattolici o alla gerarchia vaticana? Se ci sarà una maggioranza parlamentare a favore di tale legge, diventerà legge dello Stato. Però si ricordi un concetto: la Chiesa cattolica, quando difende il matrimonio, lo fa anche nei confronti di quello civile.
6) Piovano dichiara anche (che buono!) che «va riconosciuto, assicurato e sostenuto il diritto dei cattolici a muoversi nella loro cultura...». Poi riprende scrivendo che «noi laici, se avremo il potere politico e/o amministrativo, faremo il possibile per garantire tutto ciò». Mi scusi, ma lei dove vive? I non credenti non sono nelle istituzioni locali e nazionali? Non ci sono mai stati capi di governo o di Stato non credenti? O sindaci? Ma lei crede di vivere ancora nello Stato pontificio?
prof. Roberto Rottainsegnante di Religione scuole «Bramante» e «Bussi» di Vigevano