Rapina in villa, sequestrata una famiglia

TORRE D'ISOLA. I rapinatori delle ville sono ritornati in azione a Torre D'Isola. Hanno preso di mira l'abitazione dell'imprenditore Sergio Pagani, lo hanno minacciato con una spranga e con un grosso martello e lo hanno costretto ad aprire la cassaforte. Si sono allontanati con orologi Rolex, gioielli di famiglia e circa 5000 euro in contanti. Il valore complessivo del bottino non è stato quantificato con precisione ma si dovrebbe aggirare intorno ai centomila euro. I carabinieri hanno aperto un'inchiesta ma dei quattro banditi, tre slavi ed un italiano, non ci sono tracce.
Ecco il film della drammatica rapina che è stata messa a segno lunedi sera verso le 20. Nella villa della frazione San Varese ci sono Sergio Pagani, la moglie Tiziana Bianchi ed il figlio Federico di 20 anni.
I quattro banditi arrivano nelle campagne intorno a Torre d'Isola a bordo di un'automobile che nessuno ha visto. La parcheggiano lungo la strada che porta verso Torre d'Isola ma, per entrare, scelgono l'ingresso secondario, in una strada laterale. E' più nascosto ai passanti e quindi molto meno pericoloso. La banda fa irruzione nel giardino ed i quattro forzano oppure aprono semplicemente una porta finestra che si trova all'interno dell'abitazione.
Dopo qualche istante si trovano davanti i padroni di casa. Tre hanno il volto coperto da passamontagna scuri di quelli usati dai motociclisti sotto il casco mentre il complice ha il volto parzialmente scoperto. 'Sdraiatevi a terra, sdraiatevi a terra", urlano. Sono armati con una spranga di ferro e con un grosso martello. Sergio Pagani ed i familiari obbediscono. Non possono comportarsi diversamente. 'State calmi - risponde Sergio Pagani - ditemi solamente cosa volete. Non fate del male ai miei familiari". 'Dov'è la cassaforte?", chiedono i banditi.
All'inizio l'imprenditore, che è titolare di un'agenzia immobiliare insieme alla moglie Tiziana Bianchi, cerca di depistarli. 'Non c'è nessuna cassaforte", risponde tentando di mantenere un minimo di sangue freddo.
Ma i banditi insistono con metodi decisamente poco garbati. Probabilmente sanno che nella villa c'è una cassaforte dove sono custoditi valori piuttosto ingenti. Probabilmente hanno ricevuto informazioni precise da un basista. Sergio Pagani si convince a dire la verità. 'La cassaforte è di sopra", spiega ai banditi. Due rapinatori restano al piano terra con Tiziana Bianchi e con il figlio Federico mentre il resto della banda accompagna l'imprenditore nella parte posteriore della villa.
Sergio Pagani apre la cassaforte con la chiave ed i malviventi iniziano la razzia. Si impossessano di quattromila euro in contanti, di altro denaro in valuta estera e di numerosi Rolex. Arraffano anche i gioielli di Tiziana Bianchi e due pistole del padrone di casa. I banditi ritornano sotto: la rapina è arrivata alle battute finali. Marito, moglie e figlio vengono rinchiusi all'interno della cantina. 'Non fate scherzi - ordinano i banditi - e restate dentro almeno per venti minuti". Prima di uscire prendono le chiavi delle automobili di famiglia. Cercano di metterle in moto ma scatta l'allarme satellitare e cosi i banditi preferiscono nn rischiare. Lasciano le vetture ai loro posti e si dileguano nel buio delle campagne del Pavese. Nessuno li ha visti mentre facevano perdere le tracce.
Sergio Pagani per uscire dalla cantina deve addirittura sfondare una parete divisoria. L'imprenditore, la moglie ed il figlio riacquistano la libertà in pochi minuti e lanciano l'allarme con una telefonata alla sala operativa dei carabinieri.
Le pattuglie dei militari della compagnia di Pavia arrivano sul posto ed iniziano la caccia ai quattro banditi. Ma è uno sforzo inutile. I carabinieri non conoscono nemmeno il tipo di automobile usato per fuggire. E' una caccia al buio. Probabilmente la gang si è precipitata verso Bereguardo ed ha imboccato l'autostrada A7 Milano-Genova.
Una fuga precipitosa verso il capoluogo lombardo senza incontrare ostacoli.
I carabinieri hanno subito interrogato i rapinati alla ricerca di qualche particolare interessante ma non è emerso nulla di particolare. L'obiettivo degli investigatori è di arrivare a tracciare l'identikit del bandito con il volto semi-scoperto. Ma ci vorranno diversi giorni. Tre banditi parlavano con un chiaro accento slavo e, sempre secondo il racconto dei rapinati, erano quasi certamente albanesi. Il complice, invece, era italiano e sembra parlasse addirittura con uno spiccato accento pavese. In altre rapine non era mai successo. Una banda mista, dunque.