Obiezione e 194, la parola alle donne
PAVIA. Legge 194 e pillola abortiva, questione etica e libera scelta delle donne. La vicenda del ginecologo del San Matteo, che sull'interruzione di gravidanza ha optato per l'obiezione di coscienza, si intreccia al dibattito generale che sta tenendo banco in queste ultime settimane. E mentre si prepara la manifestazione nazionale promossa dal comitato 'Usciamo dal silenzio" per il 14 gennaio a Milano, anche a Pavia le donne si incontrano per discutere della questione. Lo faranno stasera, alle 21, in Santa Maria Gualteri, ma la discussione è destinata a proseguire. La complessità dell'argomento e le implicazioni di carattere morale disegnano un quadro variegato, anche nelle diverse posizioni espresse attorno al tema.
Giovanna Ruberto, docente di Bioetica all'Università di Pavia, mette in evidenza i diversi piani della vicenda: «Non entro nel merito delle scelte personali, ognuno è libero di non impegnarsi in una pratica contraria alla sua percezione della realtà. Mi auguro solo che questo sia realmente legato ad una presa di coscienza. Per quanto riguarda la vicenda credo sia grave che in uno stato di diritto una legge non venga garantita. Lo dico con la tranquillità di chi ha fatto obiezione di coscienza anni fa. Se invece dobbiamo fare una discussione del contesto generale in cui la legge si dà, del 'vizio ideologico" che riguarda questo Paese, allora il discorso cambia. Negli altri paesi le leggi che hanno a che fare con questioni etiche si rivedono ogni due anni. Invece la 194 in Italia non è mai stata rivista. Esistono presupposti che non si possono mettere in discussione. Come la mancanza di diritto della nuova vita che nasce, o la questione dell'autodeterminazione delle donne. Manca soprattutto un ambito sereno che permetta di affrontare l'argomento. E per tale ragione sono pessimista. Come si fa a discutere di un assunto che non si può discutere»?
A non accettare 'etichette", d'altro canto, sono anche quelle donne pavesi che la legge 194 invece la difendono e la considerano un diritto insindacabile. «Non ci stiamo a fare la parte 'cattiva" di quelle favorevoli all'aborto - è il commento lapidario dell'assessore Pinuccia Balzamo - Nessuno ha mai pensato che la 194 possa essere un metodo di controllo delle nascite, ma allo stesso tempo ci ha dimostrato che gli aborti, rispetto a trent'anni fa, sono diminuiti. I dati presentati in Parlamento a ottobre del 2005 parlano di un dimezzamento delle interruzioni di gravidanza. Il dato nuovo è che il 25% degli aborti totali appartiene alle donne straniere, che scontano problemi carattere sociale e di comunicazione. Per loro dobbiamo trovare un approccio diverso. Rispetto all'obiezione di coscienza credo sia necessario un maggiore equilibrio. Soprattutto quando il diritto all'obiezione impedisce la manifestazione di un altro diritto, quello ad interrompere la gravidanza. Una scelta sempre dolorosa, che deve passare attraverso il rispetto della persona».
Per Irene Campari, consigliere comunale del Gruppo Misto, si tratta di «comprendere umanamente il medico del San Matteo, perché è molto difficile lavorare a lungo senza consenso in un ambiente di lavoro cosi delicato, e con un consenso debole e ambiguo all'esterno». «E' proprio verso i medici non obiettori che dovrebbe rivolgersi il nostro supporto - prosegue la Campari - Non so se esistano anche calcoli opportunistici rispetto alla scelta di fare obiezione. Ma è certo che i medici potrebbero operare meglio se dall'esterno ci fossero maggiori segnali di approvazione. E questo è possibile anche grazie al dibattito che si sta riaprendo. E soprattutto il diritto a fare obiezione non può sovrapporso a quello delle donne di abortire. Pavia, da questo punto di vista, è una città che non ama le dichiarazioni urlate, che fa una certa fatica a schierarsi. Atteggiamento che non deve diventare cedimento rispetto ad argomenti cosi importanti. E' tempo che le donne vengano fuori, anche attraverso nuove iniziative». (m. fio.)