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SANA'A.Si sono interrotte le trattative per la liberazione dei cinque italiani rapiti nello Yemen il primo gennaio. Dopo una giornata trascorsa in un rincorrersi di notizie contrastanti e smentite, nella serata di ieri il capo dei sequestratori ha annunciato ai microfoni di Skytg24 che i miliziani avevano deciso di interrompere il negoziato con i mediatori in quanto in giornata erano stati attaccati dalle truppe yemenite. Una notizia arrivata dopo che il tam-tam sulla liberazione imminente era diventato di ora in ora più insistente, dopo le dichiarazioni ottimistiche del governo italiano e di quello yemenita e dopo che le voci di un blitz delle forze governative erano state smentite e l'accaduto ridimensionato a semplice «scaramuccia». Sale quindi l'apprensione per la sorte di Patrizia Rossi di Landriano e del suo compagno Enzo Bottillo, e i padovani Piergiorgio Gamba, Carla Romigni e Maura Tonetto, tenuti prigionieri in un villaggio arroccato su una montagna da giorni assediata dalle unità militari.
Trattativa interrotta. «Avevano promesso di non attaccare, noi abbiamo accettato le loro condizioni e invece ci hanno attaccato» cosi il capo dei rapitori ha spiegato il perchè i miliziani hanno deciso di mandare all'aria la trattativa. «Se le truppe si ritirano», ha aggiunto, «i cinque ostaggi torneranno a casa sani e salvi. Altrimenti non so cosa succederà se insistono, fa anche freddo. Ora aspettiamo nelle prossime ore cosa accadrà, tutto dipende dal comandante di zona». Proseguite per tutta la notte di mercoledi, le trattative erano riprese all'alba di ieri. Secondo uno dei mediatori i rapitori continuano a chiedere la liberazione di otto componenti della loro tribù detenuti in carcere. Altre fonti riferiscono invece che ormai ai sequestatori, accerchiati dall'esercito e osteggiati dalla popolazione, preme solo il loro destino e evitare la condanna a morte.
Blitz o scaramuccia?«E' cominciato un attacco delle forze governative e ci sono scontri a fuoco molto violenti»: cosi nel pomeriggio di ieri il fratello di un rapitore aveva annunciato il «blitz» in diretta sempre ai microfoni a SkyTg24. Ma dall'Italia era subito arrivata la smentita del ministro degli Esteri Gianfranco Fini: «Il governo yemenita smentisce - aveva detto - che siano in atto tentativi militari di liberare gli ostaggi». Uno degli sceicchi della tribù cui appartengono i rapitori, Mohammed al Aqsi, aveva ridimensionato l'accaduto parlando di sparatoria «di portata limitata». E poco dopo uno degli stessi membri della banda, Ali Al-Zaydi, aveva fatto sapere con una telefonata agli organi di informazione locali che lo scontro a fuoco era finito e che «si è trattato solo di una scaramuccia che non ha provocato feriti». In base a quanto dichiarato dal sequestratore pare l'incidente fosse avvenuto perchè due rapitori erano usciti dal covo per raggiungere il luogo delle trattative e c'era stato uno scambio di insulti con i soldati che era degenerato in sparatoria subito sedata dai mediatori. Tutto sembrava quindi rientrato e il blitz ridimensionato, ma i banditi hanno fatto sapere che non era cosi.
Il rilascio era imminente. La notizia dell'interruzione delle trattative è arrivata quando in Italia ormai si tirava un sospiro di sollievo per la sorte degli ostaggi. In serata una fonte della sicurezza yemenita aveva dichiarato che le trattative stavano facendo «progressi» che si potevano concretizzare in una «rapida» liberazione. Poco dopo era arrivata la conferma ufficiale per bocca del viceministro degli Esteri yemenita, Muhy Al Dhabbi: «Continuiamo i negoziati e la nostra esperienza ci dice che siamo a buon punto, agli ultimi passi». Erano gli ultimi di una serie di annunci sul rilascio ormai imminente che si erano rincorsi per tutta la giornata. Nel pomeriggio il fratello di uno dei sequestratori, Al Al-Zaydi, aveva riferito che «potrebbero essere liberati nel giro di pochi minuti». Prima ancora il ministro del Turismo Khaled Al-Rowaishan aveva parlato di «questione di ore» e lo zio di uno dei rapitori, Mohammed al-Okfi, aveva chiarito che «l'accordo finale» era stato raggiunto e che le condizioni dei miliziani erano due: un ulteriore ritiro delle forze di sicurezza e la consegna degli ostaggi ai mediatori e non al governo.
L'ultimatum.A far salire la tensione e l'apprensione contribuisce anche l'ultimatum lanciato nella mattinata di ieri dai sequestratori per la rottura dell'assedio. «Giuro su Allah - ha minacciato uno dei banditi - che sono pronto a uccidere un ostaggio».

Monica Viviani