Porcari: «Il Pronto soccorso non può aspettare»
VIGEVANO. «La Finanziaria 2006 mette in ginocchio la sanità nazionale, ma Vigevano ha bisogno di un nuovo Pronto soccorso subito: non resta che realizzarlo con i soldi della Mascherona»: la proposta arriva dal consigliere regionale Carlo Porcari. L'esponente dei Ds interviene nel dibattito sull'ospedale di corso Milano e annuncia un anno di vacche magre dopo che lo Stato ha deciso di investire solo 384 milioni di euro per tutta l'edilizia sanitaria nazionale quando alla sola Lombardia ne servirebbero 600: «Alla provincia di Pavia rischiano di arrivare solo le briciole».
Consigliere Porcari, come sta la sanità lombarda?
«Partiamo dai cittadini. Formigoni sostiene che ha dato ai lombardi la possibilità di decidere, ma in realtà non decidono proprio nulla se non hanno un bravo medico in grado di orientarli».
Qual è il problema?
«Non ci sono rapporti tra l'ospedale e il territorio, soprattutto a Pavia. Qui ogni azienda si occupa del cittadino finché è nella propria struttura, appena esce è come se lo abbandonasse».
Faccia un esempio.
«Le dimissioni dopo un ricovero. Da noi il paziente esce dall'ospedale senza che l'Ao dica al suo medico di famiglia di cosa ha bisogno. Se poi vive solo, dovrebbero essere contattati anche i servizi sociali, invece non succede e il cittadino deve arrangiarsi».
Tutti i dati non sono nella nuova carta elettronica?
«Dovrebbero, ma non è sempre aggiornata, e se le aziende non parlano tra loro è comunque il cittadino a doversi muovere».
Guardiamo avanti, come starà la sanità lombarda?
«Peggio di adesso visto che nel 2006 avrà 800 milioni di euro in meno per la spesa corrente e Formigoni cercherà di tappare il buco con 320 milioni derivati dall'addizionale Irpef, 145 milioni dai ticket e 150 milioni pagati dagli anziani delle case di riposo».
Questo taglio alla sanità era prevedibile?
«L'ex ministro Siniscalco aveva previsto 5 miliardi di euro in più, Tremonti li ha tolti scaricando il problema sul governo che verrà».
E sugli investimenti?
«Siamo alla frutta. La Lombardia ha il torto di non aver presentato in tempo i progetti per investire i 980 milioni che erano stati previsti negli anni scorsi. La Toscana l'ha fatto e ha speso tutta la propria quota, in Lombardia ne mancano ancora 600 e rischiano di arrivare con il contagocce».
L'ospedale di Vigevano avrà i soldi attesi?
«Qui c'è un ritardo storico che non dipende dal direttore generale Sanfilippo, che ha ottenuto 3 milioni per completare la palazzina rosa e rifare le sale operatorie, ma in queste condizioni non si sa se e quando arriveranno gli altri 6. Anche perché dal 2006 al 2008 l'intera Lombardia non riceverà più di 50 milioni l'anno: troppo pochi per soddisfare tutte le richieste».
Se i soldi scarseggiano non c'è il rischio che ci sia un 'assalto alla diligenza"?
«Dobbiamo capire cosa serve davvero. I servizi che non sono più all'altezza vanno chiusi, quelli che servono, come il Pronto soccorso di Vigevano, vanno riqualificati».
Quanto tempo ci vorrà?
«Se anche Sanfilippo presentasse un progetto, come avrebbe dovuto fare, e arrivassero i fondi per Vigevano, i tempi non sarebbero brevi perché si deve passare dall'accordo di programma tra Stato e Regione, che coinvolgerà il nuovo governo Prodi».
Lei cosa farebbe con il Pronto soccorso?
«Lo rifarei e al più presto perché non garantisce la privacy e ogni giorno vede aumentare il disagio dei medici per le condizioni in cui lavorano. Anche Sanfilippo ha sostenuto che si deve intervenire. Il problema è che lo si dice da dieci anni. L'azienda farebbe meglio a presentare un progetto in tempi rapidi spiegando come e quando lo finanzierà».
Suggerimenti?
«Temo che se aspettiamo i soldi dello Stato non lo faremo mai, non resta che vendere la cascina Mascherona e utilizzarne i fondi».
Da cosa dipende il disagio di medici e infermieri emerso in questi mesi?
«In passato molti operatori sono fuggiti dal pubblico perché non si sentivano ascoltati. L'unica risposta possibile è riconoscere la loro professionalità e convolgerli di più nelle scelte sul futuro».
La legge non obbliga Sanfilippo a farlo.
«Ma può aiutarlo a riorganizzare gli ospedali».