«Saremo più incisivi sulle grandi opere»

VIGEVANO. «Il mio augurio è che Vigevano sia una città sempre più vivibile, che si sblocchi la situazione lavorativa, che la città offra servizi sempre più adeguati alle necessità del terzo millennio. Vigevano, storicamente, dà già molto in termini di servizi educativi e sociali. Può crescere numericamente, sono notevoli i flussi che si spostano da Milano e dintorni: e credo che la nostra città possa offrire più di altre realtà non molto distanti da noi». E' l'auspicio del sindaco Ambrogio Cotta Ramusino per il 2006. Oggi si chiude il primo anno della seconda giunta comunale di centrodestra, ed è tempo di bilanci.
Sindaco, il 2005 è iniziato bene per lei, con la rielezione al primo turno.
«Una grandissima soddisfazione, per le proporzioni della vittoria e perché è arrivata in un momento in cui il vento non era favorevole a noi».
La vostra coalizione ha mostrato però subito un problema: il rapporto con l'assessore Gabriele Righi, che si è dimesso.
«Ritengo ottima l'idea di coinvolgere una lista civica nella coalizione. Righi, a mio avviso, ha avuto poca pazienza. Le idee che portava avanti non erano facili da attuare, ma col tempo potevano maturare le condizioni per portarne a termine alcune».
Righi non è stato tenero con voi: ha detto che vi preoccupate molto del 'mattone" e poco di ecologia.
«Non sono d'accordo. Il 'mattone" era un problema per Vigevano e questa politica sta dando grandi soddisfazioni a noi e a chi può trovare soluzioni che il vecchio Prg non poteva offrire. Abbiamo già dato il via a otto interventi quest'anno, smentendo chi diceva che il nuovo Piano regolatore fosse di difficile attuazione. L'attenzione per il mattone in questa città era necessaria, cosi come è necessaria l'attenzione per l'ambiente che però non è un problema solo di Vigevano e va affrontato con altre città».
Emerge la questione della gestione delle aree cedute dal privato al pubblico. Ci sono situazioni che l'assessore Sala ha definito scandalose, come all'ex-Sultanino. Come interverrete?
«Sono situazioni delicate. E' una realtà che abbiamo ereditato, non sempre facile da gestire, perché chi ha goduto di certi privilegi per anni oggi li considera diritti acquisiti. Ma sono situazioni che vanno affrontate, perché si tratta di beni pubblici. Per le nuove aree in arrivo, c'è un confronto tra gli uffici e gli operatori. Il Piano dei servizi va definito, completato e integrato: è un impegno che porteremo a termine nel più breve tempo possibile».
Da domani parte la nuova era dei parcometri. Perché perdere la gestione diretta di un servizio che rendeva? E perché senza gara?
«Non rendeva bene, c'era forte evasione tra gli automobilisti nel pagamento della sosta. Riteniamo che sarà offerto un servizio migliore e ci sarà un introito superiore per le casse comunali. Si è proceduto senza gara, perché c'è già un rapporto in atto con la ditta Colombo e la legge consentiva di procedere in questo modo».
Da anni se ne parla, ma la viabilità è ancora un disastro. Del raddoppio sa qualcosa?
«Credo che a breve avremo notizie positive dal Cipe sulla Milano-Mortara e sui collegamenti fino a Malpensa. Il Quarto Lotto è poi per noi fondamentale: comprendo i problemi che ci sono stati, ma bisogna portarlo a termine quanto prima. Sul raddoppio ferroviario, credo che i tempi saranno lunghi. La situazione dei pendolari, purtroppo, non migliora: qui le parole non servono più a niente. Mi auguro che la Regione intervenga affinché le Ferrovie forniscano un servizio almeno decoroso».
L'autostrada Broni-Mortara-Vercelli le sembra utile al territorio?
«E' fondamentale e può essere utile anche a Vigevano. Dovrà essere studiata in modo che Vigevano abbia un accesso diretto al casello».
Sul fronte economico, si è più riunito il Tavolo istituzionale?
«Si riunisce ogni due mesi. Nell'ultimo incontro, a dicembre, abbiamo avuto la conferma che i 15 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali potranno esssere estesi anche al 2006. E' importante anche la risposta brillante che il nostro territorio ha dato ai bandi sull'innovazione tecnologica».
L'Itia/Cnr su cui lei ha puntato molto sta facendo qualcosa di utile per Vigevano o è una realtà scollegata dal territorio? E l'Università del fiore, non l'ha delusa rispetto alle aspettative?
«Il laboratorio del Cnr funziona con intensità, ma è vero, il legame con la realtà locale è stato saltuario. Abbiamo cercato di chiarire le motivazioni con il responsabile dell'iniziativa. Non c'è sempre stata la collaborazione attesa con il territorio. Mi auguro sia stata solo la necessità di un rodaggio. A febbraio avremo un incontro. Certo, non sono entusiasta al momento né dell'Itia/Cnr né dell'Università del fiore, ma credo che certi progetti abbiano bisogno di tempo per crescere, non si inseriscono nel tessuto locale dall'oggi al domani».
Lei condivide le preoccupazioni emerse in questi mesi sulla situazione attuale dell'organico e sullo sviluppo futuro dell'ospedale di Vigevano? Il direttore generale dell'Azienda ospedaliera sostiene che Vigevano si pianga troppo addosso.
«L'ospedale è un patrimonio della città. A me sembra che oggi si ingigantiscano problemi che esistono. Ma, per quel che riguarda l'organico, il confronto deve avvenire tra gli operatori e la direzione. Io, dall'esterno, vedo che si sono sbloccate situazioni ferme da tempo, come la palazzina rosa e il blocco operatorio. E in ospedale esistono ottime professionalità che credo siano una garanzia per lo sviluppo futuro. Se parliamo di razionalizzazione della spesa sanitaria, mi sembra comunque che la sanità in Lombardia sia un modello da imitare».
Quali impegni per il 2006?
«Attuazione del Prg, che non significa solo costruire case, ma anche migliorare la città, renderla più appetibile per chi vuol venire ad abitarci o a impiantare un'impresa; edilizia per le fasce più deboli; miglioramento della viabilità; gestione del Castello».
Ha rimpianti riferiti all'anno che si sta chiudendo?
«Mi sembra di aver fatto il possibile per esercitare la pressione che serve a far decollare progetti necessari per il rilancio della città. Vedo, purtroppo, che certe opere importanti sono in ritardo. Mi ci impegnerò ancora di più nel 2006».