Un giallo insegue la favola triste di Lady D.
PAVIA. Quando muore un mito non puoi accontentarti di una asciutta cronaca televisiva o del responso delle fonti ufficiali. Quando muore un mito come Lady D, principessa del Galles può nascere il desiderio di raccontarla questa favola triste per comprenderne i più remoti segreti. E' quanto ci regala Silvia Grossi, giornalista e scrittrice oltrepadana, nel suo ultimo giallo. Ma più che un giallo o non solo un giallo, «Un Thè con Diana» (edizioni GredNet, 10 euro) è una riflessione intrigante e puntuale su aspetti poco noti della vita e della morte di quella che non sarebbe mai diventata regina d'Inghilterra. Regina però lo era nel cuore della gente comune: potendola votare, sarebbe stato a suo favore un plebiscito dentro e fuori la Gran Bretagna.
Lady D morta a un passo dal ricevere il premio Nobel per la Pace per la sua scomoda battaglia per eliminare la piaga immorale e orrenda delle mine anti uomo (che muovono un business gigantesco di cui anche alcune aziende italiane sono vergognosa parte in causa). Silvia Grossi interroga il mito e il mistero, la donna e l'ambiente regale che prima l'ha consacrata (non senza aristocratico fastidio, lei che come si ricorda nel libro si presentava con orgoglio come «maestra d'asilo») e infine l'ha respinta forse fino a immaginarne l'atto finale. Il libro incalza il lettore su una china insolita, il lato oscuro della morte di un mito. Lo sfondo è quella di una Parigi inquieta, sorpresa per la tragica scomparsa di una principessa.
L'autrice descrive Parigi nei dettagli, cartoline di una città sconosciuta al turismo di massa. Colori e profumi di una capitale colta nel suo quotidiano un attimo prima e frammenti dopo la tragedia. In mezzo, spartiacque della vicenda, l'immagine di quell'auto che entra nel tunnel per non uscirvi mai. I lampeggianti dei soccorsi, la lentezza dell'ambulanza con a bordo la principessa che muore, la burocrazia mortuaria che non risparmia neppure una morte nobile.
Poi, nel libro viene costruito o ricostruito il balletto sconcertante di funzionari d'ambasciata segnato dall'apparizione e sparizione di carte scottanti. Poi l'impensabile o l'insolito nel libro di Silvia Grossi ovvero il riferimento esplosivo a un'altra strana morte avvenuta poco tempo prima quella di Diana Spencer. L'omicidio di Versace, re della moda e grande amico della regina di cuori, assume, nell'ottica del romanzo, una colorazione imprevedibile. Un filo rosso tra due misteri, una scintilla che scocca e accende il romanzo. Romanzo che haper protagonista, guarda caso proprio una giornalista di moda, impegnata a raccogliere i frantumi di vicende diverse, cerca di ricomporle e in questo sforzo descrive il volto più vero del mito che alla fine non può morire. E per far comprendere ai lettori che non è stato un gioco solo di fantasia, Silvia Grossi inserisce in appendice al suo libro, alcuni dei più significativi articoli dedicati al mistero Diana. Un modo per ritrovare tra quelle righe nuovi dubbi, interrogativi che una frettolosa chiusura d'indagine ufficiale non hanno affatto sopito e che anche un romanzo giallo può aiutare a tenere vivi. Come debbono essere tenuti vivi gli ideali su cui, non è escluso, Lady D si è immolata. Parte dei proventi del giallo uscito in questi giorni nelle edicole saranno infatti destinati alla campagna umanitaria di Emergency. L'organizzazione di Gino Strada che si batte in prima linea sulle sofferenze provocate dalla guerra, dall'odio, dalle mine anti uomo. Tutto quanto è contro l'umanità che non di rado si presenta spezzata, travolta e comunque nobile come quel corpo morente nel tunnel di Parigi. Un The Con Diana regala anche queste considerazioni.