Boschetti beato, parte la causa
PAVIA. L'annuncio è arrivato a Natale. Prima su «Il Ticino», il settimanale della diocesi diretto da don Franco Tassone (attuale responsabile della Casa del Giovane). Poi durante le messe celebrate nelle chiese cittadine. Il vescovo Giovanni Giudici ha firmato l'editto che avvia ufficialmente la beatificazione di don Enzo Boschetti.
La causa inizierà ufficialmente il prossimo 15 febbraio, tredicesimo anniversario della scomparsa del fondatore della Casa del Giovane (oggi guidata da don Tassone). «Il 15 febbraio 1993 - scrive il vescovo nell'editto - moriva presso l'ospedale di Esine (diocesi di Brescia) all'età di 63 anni il sacerdote don Enzo Boschetti, circondato dall'affetto dei giovani della sua Comunità e rimpianto dai tanti che lo avevano incontrato. Dopo sette anni di vita trascorsi nell'Ordine dei Carmelitani Scalzi, durante i quali aveva anche sperimentato la missione in Kuwait, a 27 anni maturò un discernimento vocazionale che lo condusse nel 1962 all'ordinazione scaredotale nella diocesi di Pavia». Nel 1971 don Enzo diede vita alla «Comunità Casa del Giovane, ispirata al suo carisma: servire i poveri nella condivisione a tempo pieno e alla pari, trovando luce e forza in una profonda vita di preghiera». Monsignor Giudici ricorda che «dopo la morte di don Enzo la fama della sua santità di sacerdote dedicatosi con amore ai giovani e ai poveri non si è spenta, ma si è rafforzata e diffusa. Nella condivisione del carisma di don Enzo sono nate vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata e al servizio». Da qui la convinzione di promulgare l'editto che avvia la causa di beatificazione e canonizzazione del «Servo di Dio don Enzo Boschetti, sacerdote diocesano, fondatore della Casa del Giovane»: un'iniziativa che accoglie anche «l'attesa di numerosi fedeli». Il vescovo invita più persone possibili «a comunicarci direttamente o a far pervenire al Tribunale diocesano presso la Curia Vescovile tutte le notizie dalle quali si possano arguire elementi per comprendere e valutare la fama di santità del Servo di Dio. Dovendosi inoltre raccogliere, a norma delle disposizioni legali, tutti gli scritti a lui attribuiti, con l'editto chiediamo, a quanti ne fossero in possesso, di rimettere con debita sollecitudine al medesimo Tribunale qualsiasi scritto che abbia come autore il Servo di Dio, qualora non sia già stato consegnato alla Postulazione della Causa». Nell'editto (firmato anche da don Vincenzo Migliavacca, cancelliere vescovile) viene ricordato che «col nome di scritti non si intendono soltanto le opere stampate, ma anche i manoscritti, i diari, le lettere ed ogni altra scrittura privata o registrazione vocale del Servo di Dio. Coloro che gradissero conservarne gli originali potranno presentare copia debitamente autenticata». L'editto rimarrà affisso sino al 15 febbraio all'albo della Curia ed alle porte delle parrocchie.