Donne lavoratrici e poi donne senza più l'impiego
PAVIA. In Lombardia, nel 2004, 5900 donne hanno abbandonato il posto di lavoro entro il primo anno della nascita del figlio. Di queste 200 si trovano in Provincia di Pavia. Cifre negative che probabilmente si ripeteranno quest'anno, anche se i dati verranno resi noti solo nei primi mesi del 2006. Una vera emergenza, che tocca la vita di migliaia di donne. Per cercare di porre un freno a questo problema è stato siglato il protocollo d'intesa tra l'Ufficio del consigliere di Parità della Provincia di Pavia, nella persona di Nadia Zambelllini, e la Direzione provinciale del Lavoro di Pavia, di cui è direttore Paolo Weber.
La novità principale dell'accordo è che da questo momento le donne dovranno confermare le proprie dimissioni alla Direzione provinciale del lavoro, che indagherà sulle reali motivazione dell'abbandono dell'azienda. «Sono molto soddisfatta del risultato - ha dichiarato Zambellini -. Riteniamo fondamentale sapere cosa sarebbe utile affinché le donne mantengano il proprio posto di lavoro. Se non conosciamo nel dettaglio le ragioni dell'abbandono non possiamo intervenire. La seconda parte del protocollo riguarda un lavoro più ampio, dalle problematiche che rendono più difficile l'accesso delle donne nelle attività produttive alla necessità di promozione del lavoro femminile».
Il protocollo si articola attraverso diversi punti e obiettivi: la necessità di favorire l'occupazione femminile e realizzare l'uguaglianza sostanziale fra uomini e donne nel lavoro al fine di rimuovere gli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunità; eliminare le disparità di fatto di cui le donne sono oggetto nella formazione scolastica e professionale; favorire l'equilibrio tra responsabilità familiari e professionali; superare condizioni, organizzazione e distribuzione del lavoro che provocano, a seconda del genere, pregiudizio nella formazione, nell'avanzamento professionale e nel trattamento economico. I punti si inseriscono nel contesto di profondo cambiamento delle condizioni di lavoro e della società e partono dal presupposto di avviare un percorso comune, tra i diversi soggetti istituzionali, di tutela delle lavoratrici contro le discriminazioni di genere. (m. fio.)