Metalli Colombo, è l'ora dei risarcimenti

PIEVE PORTO MORONE. «Ora vogliamo essere risarciti». La gente è felice per il blitz della Finanza che ha messo sotto sequestro la fonderia. Ma ancora non si fida. Non crede che la battaglia sia finita, fino a quando la Metalli Colombo rimarrà alla Ca' Nova. C'è un altro pensiero fisso nella mente dei 'resistenti pievesi", quelli che non hanno mai mollato. Neanche quando la battaglia si faceva dura. Neppure quando la guerra sembrava persa. «Ci devono pagare tutti i danni, fino alla fine. Per i morti che abbiamo avuto. Per gli ammalati che abbiamo. Per la sofferenza che hanno causato». Teresa Dalè, Giuseppina Gabiazzi, Walter Antononi e tanti altri. Loro sono sempre stati in prima linea. Come membri del comitato. Come componenti dei nuclei di osservazioni. Loro c'erano quando davanti alla fonderia si schierarono i poliziotti in assetto anti-sommossa. Come in Val di Susa.
Non si sono scoraggiati neanche quando sembrava che nessuno riuscisse a fermare l'attività della fonderia, nonostante le ripetute denunce di inquinamento. Hanno sfilato in tribunale, a testa alta, come imputati per i disordini davanti alla fonderia. Che poi disordini non erano, perchè è arrivata l'assoluzione per tutti. Loro c'erano anche l'altra sera, come sempre da cinque anni a questa parte, a Ferragosto come a Natale, quando le Fiamme Gialle hanno attaccato il cartello: «Area sottoposta a sequestro».
«Stavamo facendo il nostro turno serale di ronda - racconta a proposito Antononi - quando abbiamo visto due auto della Guardia di Finanza fermarsi davanti ai cancelli della società. Sono stati dentro un po' di tempo. Nessuno sapeva niente. Poi, quando sono usciti, hanno messo quel cartello. Non ci potevamo credere. La voce si è sparsa in un baleno».
«Contenti? Certo - prosegue Antononi - ma il nostro presidente (Bruno Bagarotti,ndr) è 4 anni che lo dice. Anche quando hanno non potevano più fondere, là dentro hanno sempre portato materiale pericoloso. Speriamo sia la volta buona». Giuseppina Gabiazzi, prima di ogni cosa, vuole ringraziare anche lei Bruno Bagarotti: «Senza la sua tenacia, la sua derminazione, la sua volontà non saremmo arrivati a questo punto. E soprattutto merito suo». Già, ma anche i nuclei non hanno mai mollato: «E neppure lo faremo ora. Certo siamo contenti che finalmente qualcuno abbia deciso di andare a fare una perquisizione. Sembra strano, ma è la prima volta in cinque anni che le forze dell'ordine fanno un blitz per fare controlli all'interno della fonderia. Si, prima erano andati quelli dell'Arpa, della Provincia, dell'Asl. Ma forze di polizia mai. Noi lo dicevano da anni, non ci aveva mai ascoltato nessuno». Non è finita «fino a quando non se ne andrà da Pieve, il Colombo». «Qui comunque siamo sempre all'erta, perchè siamo sempre a rischio». C'è il solito punto, da tutti sottolineato: «Adesso vogliamo che ci ripaghino delle sofferenze che abbiamo patito. Vogliamo essere risarciti».
E' della stessa idea Teresa Dalè. Anche lei come Antononi e la Gabiazzi, è una 'resistente pievese" storica: «Speriamo che sia davvero l'ultimo capitolo. Ma fino a quando non verrà smontato l'ultimo pezzo di capannone, noi resteremo qui. Ora, però, vogliamo che qualcuno paghi per quello che è successo».