Casei si mobilita per il futuro dello zuccherificio d'Oltrepo
CASEI.Lo zuccherificio: fino ad ora risorsa economica primaria, da che è passata la riforma europea sullo zucchero fonte di preoccupazione. Più di cento dipendenti, altrettanti stagionali e un indotto enorme: del futuro dello zuccherificio si parlerà lunedi mattina alla prima riunione del tavolo istituzionale convovato dagli assessori provinciali Vittorio Poma (alle attività produttive) e Ruggero Invernizzi (agricoltura). «Le priorità sono due - spiega Poma -. In primo luogo mantenere operativo il sito industriale di Casei, in secondo luogo mantenere i livelli occupazionali. Nei giorni scorsi la Provincia ha incintrato i sindacati e le organizzazioni agricole, e insieme si è concordata la necessità di dar vita ad un tavolo istituzionale che valuti tutte le ricadute sul territorio della riforma dell'Ocm zucchero. Su un tema cosi importante è necessario un tavolo di confronto politico con l'azienda, gli industriali, i sindacati, le associazioni agricole e i rappresentanti delle istituzioni di Lombardia e Piemonte visto che il bacino che fa riferimento a Casei è esteso su due regioni». Lunedi, mentre il tavolo si riunirà, dipendenti dello zuccherificio e agricoltori manifesteranno sotto il municipio di Casei. La questione zuccherificio, ovviamente, è molto sentita anche a palazzo Carena.
«Il danno occupazione ed economico per Casei Gerola a fronte di una chiusura dello zuccherificio sarebbe incalcolabile - sottolinea il sindaco Giancarlo Foschi -. La nostra politica di sviluppo è stata basata sulla Cerestar, sulla centrale termoelettrica, sullo zuccherifico e sulle fornaci. La Cerestar ha vissuto una forte crisi, anche se in questo caso siamo riusciti ad attutire l'impatto occupazionale, mentre il progetto della centrale è saltato. Figuriamoci se dovesse chiudere anche lo zuccherificio. Una proposta risolutiva potrebbe essere quella di creare una filiera lombardo-piemontese che possa rifornire di zucchero. Ricordo infatti che queste due regioni messe insieme hanno la stessa ampiezza dell'Olanda e del Belgio. Figuriamoci se questi due Stati rimanessero senza zucchero». «Questo silenzio comunque ci preoccupa - conclude Foschi -. Con 109 dipendenti e 175 lavoratori di indotto la chiusura dello zuccherificio rovinerebbe l'economia della zona».