Bush: morti 30mila iracheni e oltre 2mila americani
WASHINGTON.Per la prima volta, George W. Bush snocciola le cifre della mattanza irachena: mille giorni di guerra hanno fatto circa 30mila morti iracheni, militari, ribelli, terroristi, ma anche civili, uomini, donne, bambini; e circa 2140 sono - secondo il presidente - le perdite militari americane.
Il presidente statunitense risponde con precisione, senza incertezze, alla domanda di una donna, dopo un discorso a Filadelfia centrato sui progressi verso la democrazia in Iraq e sull'equazione 'libertà = sicurezza".
C'è l'impressione che il gioco del botta e risposta non lo colga di sorpresa. Bush avverte che, anche dopo le elezioni politiche di giovedi prossimo, resterà, in Iraq, «un certo livello di violenza», perché «il voto non chiude la partita» con insorti e terroristi.
Dopo le elezioni, i generali sul terreno e i vertici dello Stato Maggiore valuteranno la situazione e potrebbero raccomandare una riduzione del contingente statunitense superiore a quanto finora previsto, scendendo sotto il livello standard di 138mila uomini. Lawrence DiRita, portavoce del Pentagono, conferma, dunque, le anticipazioni in tal senso fornite la scorsa settimana dal segretario alla difesa Donald Rumsfeld.
Rinforzate nella stagione elettorale - referendum sulla Costituzione del 15 ottobre e voto politico di giovedi-, le truppe in Iraq dovrebbero passare dalle attuali 160 mila alle normali 138mila e potrebbero scendere ulteriormente di 10 mila uomini.