Pagamenti, le aziende faticano

PAVIA. Due aziende «e mezza» su dieci in provincia di Pavia non riescono a pagare fornitori, dipendenti o altri nei tempi «normali». Insomma, saldano i conti in ritardo rispetto a quanto previsto o pattuito. Il dato, che superiore alla media della Lombardia (due aziende su dieci) emerge dallo studio «Pagamenti 2005: nuovi trend delle aziende in Italia e in Europa» realizzato da Dun & Bradstreet analizzando le dinamiche dei pagamenti in base ai dati aggiornati al primo semestre 2005. Come si vedrà, il dato su Pavia non è drammatico, ma da tenere sotto osservazione. Prima di analizzare con maggior dettaglio l'aspetto relativo ai pagamenti (e ai tempi relativi) va rilevato un altro dato significativo, stavolta positivo per Pavia.
Almeno secondo alcuni punti di vista. «Le sentenze di fallimento in Italia nei primo otto mesi del 2005 - ci spiegano a Dun & Bradstreet - sono 7.500, mentre a Pavia sono state registrate 11 sentenze. Su 163 tribunali provinciali considerati, Pavia è al 118º posto per numero di sentenze di fallimento (0,14% sul totale italiano). Considerando le prime tre province di questa particolare graduatoria, si viene a scoprire che si tratta di percentuali sopra il 5% del totale delle sentenze, ben al di sopra della percentuale relativa a Pavia».
Infatti, a Roma le sentenze di fallimento, dato percentuale sul totale, sono state del 10,58%, a Milano del 7,13%, a Napoli del 5%. Città industrialmente ed economicamente attive in Lombardia come Brescia e Monza hanno percentuali intorno al 3%, Monza al 2%. Cosa significa? In teoria che a Pavia si fallisce meno, quindi che il tessuto imprenditoriale è più sano. Oppure, che le aziende sono fuggite dalla nostra provincia, quelle aziende che amano rischiare ed investire e che, quindi, possono mettere in conto un fallimento. Insomma, una volta di più sembrerebbe che il denaro della provincia, che è ancora molto, finisca in investimenti finanziari (un dato sempre in positivo a Pavia è il numero degli sportelli bancari o delle società di consulenza finanziaria) o resti sotto quel metaforico «materasso» che sono gli investimenti a rendimento fisso o garantito. Non è un caso che gli uffici postali della nostra provincia raccolgano moltissimo denaro in investimenti o in conti correnti.
Più significativo, forse, della situazione «reale» del territorio pavese, è il dato relativo, da un lato, ai ritardi nei pagamenti - rispetto ai termini pattuiti - e delle dilazioni previste nei contratti. Vediamoli entrambi. Le aziende pavesi che nel 2005 hanno regolarmente pagato i conti sono state il 75,7%, mentre il restante 24,3% ha pagato in ritardo. Il dato, che visto cosi appare asettico, va confrontato con la media regionale: in Lombardia, mediamente, sono l'80% le ditte che pagano regolarmente. Pavia, dunque, sta peggio di altre province lombarda, ma comunque molto, ma molto meglio della media siciliana (41,3% di pagamenti in ritardo) o della Calabria (44,5% in ritardo).
Un secondo elemento, come detto, è quello dei termini di pagamento. In provincia di pagano «pronto cassa» il 17,3% delle aziende, percentuale perfettamente allineata alla media dell'area nord occidentale del Paese (17,7%); lo stesso vale per gli ancora ottimi pagamenti a 15 giorni (5,59% rispetto al 5,90 dell'area). Differenza notevole per i pagamenti a 30 giorni, un periodo abbastanza «classico», scelto dal 26,6% delle aziende pavesi e dal 30% di quelle dell'area. La differenza tra i dati sembra spostarsi sui pagamenti a 45 giorni, periodo scelto dall'11,7% delle società pavesi ma solo dal 6,6% di quelle dell'area nord occidentale. Raro il pagamento a 75 giorni (lo 0,23% per Pavia e per l'area), mentre a 90 giorni paga il 5,7% delle aziende contro il 4,9% dell'area. (f. ma.)