No alla scienza contro la vita
ROMA.Benedetto XVI coglie tre occasioni per ribadire la sua visione del mondo sulla politica, sulla famiglia e sulla scienza. Senza, ovviamente, spostarsi di un millimetro dalle proprie convizioni pastorali: autonomia reciproca fra Chiesa e Stato, dovere di testimonianza dei valori cristiani per i laici impegnati in politica, tutela della famiglia come istituzione naturale e rifiuto di un uso arbitrario del progresso scientifico per favorire aborto ed eliminazione degli embrioni.
Gli interpreti del pensiero papale vi hanno colto un riferimento esplicito ai Pacs, i patti di convivenza, e alla pillola abortiva RU486. Porgendo cosi la palla al ministro della Salute Francesco Storare per annunciare ulteriori ricerche sulla RU486: «Voglio essere certo che non faccia male alla salute. Ci sono donne che sono morte in alcuni paesi».
Di particolare importanza l'affermazione sull'autonomia fra Chiesa e Stato, rispetto alle polemiche scatenate dalla vivacità di intervento del cardinale Camillo Ruini, presidente della Conferenza episcopale italiana. Il pensiero del Papa è riportato in una lettera indirizzata dal cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato della Santa Sede, all'arcivescovo di Urbino in occasione del quinto centenario dell'università urbinate. Il messaggio ribadisce «la legittima autonomia che deve contraddistinguere le relazioni tra Chiesa e Stato».
Un concetto di libertà che non esenta i cattolici dalla testimonianza e dall'osservanza della dottrina della chiesa. Ricevendo i vescovi polacchi, Benedetto XVI ha ripreso il tema del laicato e della missione di «rinnovamento morale della società, che non può essere superficiale e parziale». Anzi, spetta al laicato «la partecipazione alla vita pubblica e a quella politica».
Ricordando alcuni concetti semplici ma essenziali: «La Chiesa - dice il papa - non si identifica in nessun partito, con nessuna comunità politica né con un sistema politico». Ma i cattolici che fanno politica «devono dare una coraggiosa e leggibile testimonianza dei valori cristiani che vanno affermati e difesi nel caso siano minacciati». Dunque, quanto meno vigilanza.
Detto questo, e salutati i vescovi polacchi, papa Ratzinger ha ricevuto le commissioni episcolali per la famiglia e per la vita dell'America Latina. La platea ideale per ripetere, ancora una volta, come la pensa la Chiesa di Roma. Un breve discorso pronunciato in spagnolo e del tutto privo di novità ha sottolineato la preoccupazione per «impostazioni che pongono a rischio il diritto fondamentale alla vita, con la conseguenza di facilitare l'eliminazione dell'embrione attraverso un uso arbitrario del progresso scientifico».
Compito della Chiesa e dei Vescovi è «aiutare tutte le persone a prendere coscienza del male intrinseco dell'aborto». Cosi come lo è salvaguardare la famiglia. «I bambini - ha detto il papa - hanno il diritto di nascere e crescere nel seno di una famiglia fondata sul matrimonio, dove i padri siano i primi educatori dei figli e questi possano raggiungere la loro piena maturità umana e spirituale».
Padri e figli non bastano. Secondo il papa, ci vuole la famiglia. E ci vuole, soprattutto, il matrimonio fra uomo e donna monogamo e indissolubile. Istituto, è opinione di Benedetto XVI, «sfigurato da false concezioni che non rispettano il progetto originario di Dio». Forme diverse di unione, secondo il papa, non rispettano «la cultura dei popoli» e attentano alla «dignità della persona». (a.g.)