E anche Pavia boccia Armando Cossutta

Pochi mesi or sono, il presidente della delegazione dei Comunisti Italiani al Parlamento europeo, scriveva, in difesa della falce e martello, che, dal 1921 ad oggi, vale a dire dalla nascita del Partito di Gramsci in poi, non esiste nel nostro Paese un solo episodio di lotta, di libertà e di giustizia che non abbia visto i Comunisti italiani partecipare, ed in gran numero, alle lotte contro il fascismo, alla Resistenza, alla Costituzione, alle battaglie per i diritti dei lavoratori e per la terra ai contadini, dalla lotta al terrorismo, alla lotta alla mafia. L'on. Marco Rizzo aggiungeva: «Non esiste battaglia di progresso che non abbia visto questo simbolo in prima fila».
Le dichiarazioni rilasciate il 26 novembre ad un noto quotidiano nazionale dall'on. Armando Cossutta sono gravi e generano confusione. Egli afferma che si è pronti a rinunciare al nostro simbolo perché «il comunismo non c'è più»: ma sbaglia di grosso, poiché non è rinunciando alla propria identità che si fanno passi in avanti verso l'unità delle forze progressiste e di sinistra; proprio nel momento in cui c'è più richiesta di comunismo per far fronte all'ondata neoliberista e clericoreazionaria che pervade la nostra società e il mondo occidentale.
Le improvvide ed estemporanee dichiarazioni di Cossutta non sono né espressione, né riflesso della posizione politica dei Comunisti Italiani; per questo, quale segretario del PdCI di Pavia, ho chiesto al segretario nazionale di riaffermare il ruolo del Partito dei Comunisti italiani più che mai necessario a difesa, per il passato, della grande storia dei Comunisti Italiani e, per il futuro, a tutela di una sinistra che appare sempre più ondivaga e diluita in derive moderate.
Per quanto ci riguarda, sic stantibus rebus, occorre presentare il nostro simbolo, con la falce e il martello, a livello nazionale sia alla Camera sia al Senato e a livello locale in occasione delle prossime elezioni provinciali.
Paolo Fornellisegretario PdCI, Pavia

Cittadinanzattiva, bene
i volontari di Pavia

Scrivo in merito ad un articolo, pubblicato il 25 novembre, che è incentrato su di una iniziativa che ha visto Cittadinanzattiva (con la collaborazione del Dipartimento della Protezione Civile) in oltre 10.000 scuole di tutta Italia, in occasione della Terza Giornata della sicurezza scolastica.
L'evento, appunto realizzato per il terzo anno da Cittadinanzattiva, ci ha visto protagonisti all'Eucentre di Pavia di una giornata di formazione e di attività simboliche intorno al tema sicurezza scolastica. In particolare, quella di Pavia è stata incentrata sulla sismicità e i comportamenti da adottare in caso di rischio sismico.
L'articolo, purtroppo, pone al centro dell'attenzione il ruolo dei molteplici interlocutori presenti all'evento senza porre il giusto accento, a nostro parere, sull'impegno di Cittadinanzattiva per realizzare l'appuntamento, e in particolare dei volontari di Pavia.
I volontari di Cittadinanzattiva, appunto, lavorano gratuitamente sull'intero territorio nazionale. Ci piacerebbe che, come d'altra parte riportato nella quasi totalità degli articoli del resto d'Italia (la rassegna è online sul nostro sito, www.cittadinanzattiva.it), fosse sottolineato il loro ruolo e non solo quello delle autorità presenti, pur riconoscenti della presenza che queste ultime hanno assicurato.
In particolare, l'organizzazione della Giornata, la convocazione delle autorità, la predisposizione dei luoghi e la buona riuscita della Giornata sono frutto del lavoro delle decine di persone che quotidianamente si spendono gratuitamente sul territorio pavese per assicurare l'implementazione delle attività di Cittadinanzattiva e, ancor più importante, per garantire che i cittadini pavesi possano contare su di un aiuto qualificato ed efficiente per vedere i loro diritti tutelati.
Teresa Patrangolinisegretario generale di Cittadinanzattiva, Roma

Pavia Storica, l'occasione
perduta dalla minoranza

Prendendo spunto dalla lettera pubblicata su queste pagine il 24 novembre si vuole ribadire che l'atteggiamento dell'intera maggioranza della Circoscrizione Pavia Storica è sempre stata, e continuerà ad essere, di dialogo e di rispetto delle idee di un'opposizione che invece si dimostra sempre di più chiacchierona e mai pragmatica.
E' appena il caso di sottolineare infatti che le poche proposte finora pervenute palesano la mancanza di concretezza dello schieramento politico comprendente Lista Albergati, Democratici di Sinistra e Rifondazione comunista. I firmatari in questione, dichiarandosi impossibilitati ad «acquisire adeguata documentazione al fine della loro partecipazione alla seduta del consiglio circoscrizionale del 23 novembre», hanno perso un'ottima occasione per esprimere il loro parere e dare voce a tutti i cittadini che in essi hanno riposto la propria fiducia.
Inoltre il continuo appellarsi da parte degli stessi alle mere regoli formali laddove non è necessario, è chiaramente il sintomo di lacune sostanziali: l'idea di una regolamentazione per l'assegnazione dei contributi è si lodevole, ma perché rimane tale? Perché i consiglieri Paolo Ciotta, Vittorio Faccioli, Adolfo Fantoni, Matteo Filippi, Martina Magnani e Paola Zanaletti non si rimboccano le maniche per stilare un documento che indichi punto per punto i criteri da applicare?
Ci si chiede poi se la mancanza di tali criteri (che rimarrebbero in ogni caso delle linee guida) può giustificare una posizione di non partecipazione rispetto ad una assunzione di responsabilità di fronte ai cittadini. E' evidente che sarebbe più utile discutere e motivare la scelta tra i vari finanziamenti piuttosto che non appoggiarne nessuno non intervenendo ad una riunione di consiglio circoscrizionale, momento cruciale di dialogo e confronto.
Tale atteggiamento di poca fattività si traduce inevitabilmente in un'opposizione esclusivamente distruttiva che non è in grado di produrre proposte e quindi boicotta per partito preso le iniziative della maggioranza del consiglio.
Matteo Mognaschi Filippo Michelini e Andrea Scovacapigruppo di maggioranza di Pavia Storica

Rispettiamo sempre
i nostri morti di Nassiriya

Per i caduti di Nassiriya non c'è proprio pace. Mentre lo scorso anno si commemorava il 1º anniversario della strage, a Roma un'ingente folla protestava contro la presenza dei nostri militari in Iraq. E' di pochi giorni fa, guarda caso in concomitanza con il 2º anniversario dell'eccidio, che Mauro Bertini, sindaco di Marano (Napoli), faceva sostituire l'intestazione di «Via Martiri di Nassiriya» con quella di «Via Yasser Arafat». Il motivo? Secondo il sindaco, Arafat era stato insignito del Premio Nobel per la pace, perciò si deduce che fosse più meritevole dei nostri militari che, a dire del sindaco, non erano da considerarsi «martiri», ma semplicemente «vittime del lavoro», in quanto percepivano lo stipendio come un qualsiasi operaio ed erano giunti a Nassiriya non per propria scelta, ma solo per adempiere al proprio dovere.
Una simile scempiaggine, per di più pronunciata da una figura istituzionale, fa rabbrividire le coscienze; e quel che più è riprovevole è che Mauro Bertini si è fatto fotografare sorridente ed orgoglioso della propria scelta, a lato dell'insegna «Via Yasser Arafat».
Nulla vieta al sindaco ed alla giunta comunale di intitolare una via ad Arafat, a Lenin, a Stalin e cosi via, ma cancellare una delibera del commissario straordinario che lo aveva preceduto alla guida del Comune con una motivazione cosi ignobile nei confronti dei nostri militari, non trova giustificazione alcuna. Eppure, di fronte al coro di polemiche e di accuse piombatogli addosso dai più svariati esponenti politici e dagli stessi familiari delle vittime, c'è stato chi ha preso le sue difese, quei morti sono semplicemente «i caduti di Nassiriya.
«Ratio non prodest ubi irreverentia imperat»: la ragione nulla può contro la mancanza di rispetto. Che la «Virgo Fidelis», patrona dell'Arma dei Carabinieri, vegli sui suoi figli caduti in quel vile attentato terroristico e non lasci che venga infangata la loro memoria. Quei militari, «martiri» sono e «martiri» rimarranno, perchè sono stati privati della vita in modo cruento ed ignobile, mentre tentavano di ripristinare la pace e la libertà. Non cerchiamo eroi oltre confine, li abbiamo a casa nostra.
Mario MalinverniZerbo

L'indifferenza uccide
A cominciare dall'Africa

L'indifferenza è la «malattia» che vieppiù si diffonde. Certi fatti di cronaca lo rivelano, come lo stupro subito dalla donna alla periferia di Bologna e, strana coincidenza, quando più la sensibilità contro la violenza alle donne doveva essere meglio ricordata...
L'indifferenza argina la solidarietà con riguardo alla tragedia che colpisce il Niger, non ultimo spazio in cui la crisi nutrizionale è intensa, nell'Africa Nera a sud del Sahara. Lo dicono l'osservatorio di Pavia e Medici Senza Frontiere accusando i telegiornali, i notiziari di Rai, Mediaset e La7. Essi hanno dedicato lo 0,1 per cento del tempo al suddetto dramma (che colpisce soprattutto i bambini). Il periodo considerato sono i mesi di luglio e agosto scorsi. Ben altre attenzioni focalizzavano scandali, stravaganze di personaggi, pettegolezzi vari. Ben sanno questo i Medici Senza Frontiere che si prodigano e cercano risorse, spesso invano.
Dal mese di gennaio, comunque, i suddetti M.S.F. contano di giuungere alla fine dell'anno curando quarantamila bambini malnutriti cui distribuiranno, in definitiva, circa 15mila tonnellate di viveri. Ma la miseria nel Niger è molta (visite e medicine si pagano, l'Aids non da tregua come la malaria, locuste e siccità non sono uno scherzo). Un bambino su cinque è a rischio grave, il rapporto si aggrava se l'età è al di sotto dei due anni (un bimbo su tre). Il totale degli infanti in pericolo infatti è di 800 mila nel 90 per cento delle famiglie povere.
L'indifferenza appare considerando che, mentre l'Aids aumenta (e le multinazionali finalmente hanno diminuito un poco i prezzi), gli aiuti concreti nei villaggi scarseggiano. Ciò coinvolge tutta l'Africa sub sahariana. Per contrasto parecchi miliardi sono spesi in studi, ricerche, sondaggi, convegni e progetti. Ma il pesce inizia a maleodorare dalla testa: il nostro governo ha dato poco per l'Africa...
Il governo continua a dire che l'Italia va bene ma, invece, la povertà aumenta, purtroppo, e lo dicono le statistiche (a me lo riferiscono i pensionati e quelli che pagano i ticket). Vorrei che tutto questo non fosse vero ma, ahinoi, la stampa fa da specchio e cita anche fatti di barboni di ambo i sessi... come a Milano di una certa Michela in corso Buenos Aires che, per un anno, è rimasta con le sue cose confuse e solo recentemente è stata ricoverata. E' vero che lei si opponeva. Ma perchè? Non era forse vittima, anche lei, di una certa indifferenza?
In compenso - ironia della sorte - l'assessore Maiolo e colleghi si sono mostrati assai comprensivi verso la richiesta di parecchi anziani benpensanti che - alla faccia di chi muore di fame - abbisognano di uno sconto per comperare il desiderato Viagra. Totò direbbe: «Siamo uomini o caporali?».
Siamo dei poveretti (più o meno tutti quanti) che hanno bisogno di non perdere la propria dignitosa eticità: «Nati non fummo a viver come bruti...». Cerchiamo di attendere la nascita del Bambinello con un pizzico di poesia francescana cui si deve la nascita del presepio. Buon Natale a tutti.
Sauro RazzanoPavia