Botte ai vigili, subito arrestato
PAVIA. E' finita come, almeno all'inizio, nessuno si aspettava. Due agenti della Polizia locale all'ospedale, un keniano trentaquattrenne in manette, una storia che corre lungo la linea di quel confine che delimita vicende di disagio comune a racconti di immigrazione che di regolare e di civile hanno solo un timbro su un foglio di carta di qualche ministero. Una storia accaduta tre giorni fa e che si concluderà probabilmente martedi mattina in tribunale quando l'uomo sarà processato con rito direttissimo per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. E' stato però scarcerato dal giudice dopo una notte dietro le sbarre malgrado il parere contrario del pubblico ministero che ne aveva chiesto la custodia cautelare fino all'udienza.
Sono le due del pomeriggio, un pomeriggio freddo e che sembra annunciare, una ventina di ore in anticipo, la neve che cadrà il giorno dopo. Il keniano è in piazzale Golgi, di fronte all'ingresso principale e pedonale del Policlinico San Matteo.
Impugna uno spazzolone, accanto ha un secchio pieno di acqua sporca: strumenti che gli dovrebbero servire per pulire, si fa per dire, i vetri delle auto che, nella rotatoria, rallentano prima di imboccare il ponte. Ma l'aria fredda non invita alla sosta, la stessa aria fredda che ha però convinto il keniota a scaldarsi a modo suo. Ossia, come ammetterà poi davanti al giudice, bevendo abbastanza per essere definito ubriaco. Cosi l'uomo, insomma il lavavetri (che non è un immigrato abusivo, ma semplicemente un immigrato africano regolare che cerca di sbarcare il lunario lavando vetri agli incroci stradali), cerca di convincere gli automobilisti a lasciarlo pulire i parabrezza in cambio di qualche spicciolo. Ma il Natale è lontano, e con esso qualche gesto di paziente bontà; il keniota è ubriaco; il pomeriggio si fa sempre più freddo. E cosi dai modi gentili, l'uomo inizia a bloccare le auto gettandosi in mezzo alla strada, prova a convincere, anche in modi bruschi, gli automobilisti a concedere il vetro allo spazzolone. Insomma, disturba, molesta, rischia persino di farsi travolgere da qualche automobilista non esattamente paziente.
Alla fine è uno dei custodi del Policlinico San Matteo che saggiamente decide di chiedere l'intervento di una pattuglia della Polizia locale. I vigili arrivano in piazzale Golgi convinti di doversi limitare ad una ramanzina, ad un controllo documenti e basta cosi. Invece, il keniota - che, ricordiamolo, aveva bevuto - non ne vuol saper di allontanarsi, dà in escandescenze, protesta, urla. E non è neppure facile convincerlo, visto che sotto i larghi indumenti ci sono novanta chili per un metro e ottanta centimetri d'altezza. Finisce che il keniota reagisce ai tentativi degli agenti, sempre più fermi, di allontanarlo; finisce che quando gli mettono le mani sulle spalle per farlo salire in auto con loro, l'uomo le mani le usa per picchiare. Pugni e calci, che feriranno - seriamente, ma non gravemente - i due vigili: sedici e diciotto giorni di prognosi, reciterà il referto. Ed anche quando un pattuglia della Volante viene in ausilio ai due vigili municipali, il keniota non dà segno di calmarsi. Certo, alla fine accetta di salire sulla Volante, ma anche a bordo dell'auto della Polizia si agita, e al punto da far scrivere ai due agenti che vi è stato un episodio di «autolesionismo».
L'uomo alla fine è rimasto in cella per una notte, il 6 dicembre sarà processato per direttissima. Rischia una condanna pesante. (f. ma.)