Lirica: omaggio al genio di Mozart
PAVIA. Omaggio al genio di Mozart, di cui l'anno prossimo ricorre il 250º anniversario della nascita, per il terzo appuntamento della stagione lirica del Fraschini. Stasera alle 20.30 (replica giovedi alla medesima ora) andrà in scena l'opera 'Le nozze di Figaro" diretta da Stefano Montanari alla testa dei Pomeriggi Musicali. Nel cast: Alessandro Luongo (conte), Amarilli Nizza (contessa), Carla Di Censo (Susanna), Luca Salsi Figaro), Paola Gardina (Cherubino), Sophie Pondjiclis (Marcellina).
Il cast, stasera, è completato da Luciano Leoni (Barlolo), Don Basilio Alessandro Luciano (don Basilio), Federico Lepre (don Curzio), Barbara Bargnesi (Barbarina) e Mauro Bonfanti (Antonio). La regia è stata affidata alla giovane Serena Sinigaglia, le scene sono di Maria Spazzi, i costumi di Federica Ponissi, le luci di Alessandro Verazzi. Il coro Aslico del Circuito Lirico Lombardo è diretto da Alfonso Cajani.
Naturale proseguimento de Le Barbier de Séville, le Marriage de Figaro ou la folle journée - che prelude a La mère coupable, ultima opera della trilogia - fu rappresentato nel 1784 con un successo senza pari che stupi l'autore, Beaumarchais. Riferito a un soggetto molto sfruttato dall'opera buffa italiana del XVIII secolo e dunque ben conosciuto dagli spettatori, che ne potevano apprezzare sottintesi e allusioni, il libretto sfrutta gli stessi personaggi de Le barbier, ormai tratteggiati nei loro caratteri salienti, nell'intento di descrivere, come scrive lo stesso Beaumarchais: «Un gran signore spagnolo, innamorato di una fanciulla che intende sedurre, e gli sforzi che lei, già fidanzata, il suo promesso sposo e la moglie del nobile riuniscono per impedire il disegno di un signore assoluto, reso onnipotente dal rango, dalla ricchezza e dalla prodigalità. Ecco tutto, nulla di più.»
La trama attira Da Ponte che non si lascia sfuggire l'occasione di confrontarsi con il testo francese, non per tradurlo, ma per imitarlo, aggiungendo però i personaggi secondari di Bartolo, Marcellina e Basilio e dando vita a un libretto nuovo per struttura e contenuti in cui la musica spiega chiaramente o lascia sornionamente sottintendere ciò che necessariamente è stato omesso (lo stesso Figaro francese aveva detto: «ciò che non vale la pena di dire, si canta».) Nella stessa prefazione il librettista dichiara il suo intento giustificando la lunghezza dell'opera con la «varietà delle fila onde è tessuta l'azione di questo dramma, la vastità e grandezza del medesimo, la molteplicità dei pezzi musicali che si sono dovuti fare per non tener di soverchio oziosi gli attori, per scemare la noia e la monotonia dei lunghi recitativi, per esprimere a tratto a tratto con diversi colori le diverse passioni che vi campeggiano e il desiderio nuovo, particolarmente di offrire un quasi nuovo genere di spettacolo ad un pubblico di gusto si raffinato e di si giudizioso intendimento». E il 'nuovo genere" di spettacolo cui allude è senza dubbio quello scaturito dalla geniale interpretazione di Mozart che, rinunciando del tutto alla satira politica, né interessandosi di morale, ma preoccupandosi soltanto di ritrarre personaggi precisi, veri tipi umani, fa ricorso certamente a uno schema melodrammatico tradizionale, ma lo rivitalizza attraverso la continua integrazione orchestrale della melodia mediante cellule sinfoniche con funzione drammatico-narrativa. La musica cioè, non commenta servilmente l'azione, ma ne crea l'equivalente sonoro in una sorta di magico realismo. E allora l'opera diventa l'esaltazione dell'amore galante incarnato nella deliziosa figura del paggio Cherubino o interpretato dai singoli ruoli ora divenuti maturi (da giovani che erano nel Barbiere) e che vedono agire attorno a loro i rampanti splendenti e smaniosi Susanna, Cherubino, Barbarina e soprattutto la scatenata Rosina, ora contessa. Il cangiare degli stati d'animo o delle situazioni è tradotto attraverso le consuete forme dell'opera buffa: recitativi secchi, arie che, ora si riferiscono genericamente a una situazione esteriore, ora si soffermano sull'elemento spirituale e delineano un'immagine precisa del personaggio, ora descrivono un pregnante stato d'animo momentaneo derivato da una certa situazione, ora seguono la trasformazione dei singoli caratteri in corrispondenza dell'evoluzione della vicenda.
Nei momenti culminanti, dove l'intreccio si infittisce, i personaggi vengono ravvicinati attraverso passi d'assieme (duetti e terzetti) e splendidi concertati che eliminano ogni staticità ed alimentano un agile stile vocale di conversazione grazie al quale i tipi caratteriali si estendono, si diramano e interagiscono.