Caso Ba.Re., primo vertice a tre
TORRE D'ISOLA. Nelle foto dell'epoca, era il 1991, si vede un agente della Forestale che mostra un enorme tubo che, dalla cisterna del camion, va a finire in un buco nel terreno. E da li buco, a poche decine di metri, fino al Ticino. Li, per anni, la ditta «Ba.Re.» di Graziano Re, scaricò veleni nel terreno e nel fiume, finché non fu scoperto, processato e condannato. Ma in quel terreno, dopo 15 anni, che cosa c'è? E davvero li si può costruire senza saperne di più?
A denunciare la situazione - ossia che il Tribunale impose alla ditta (fallita) di ripristinare la situazione (disinquinare?) ma che mai nessuno ripristinò (e, forse, disinquinnò) - era stata Legambiente, con Piero Di Leo. Il sindaco Marco Bellaviti, messo sotto accusa con la sua amministrazione per un caso cosi indietro nel tempo («ero un ragazzotto», scherza Bellaviti) ma anche per le voci di un 'autorizzazione ad edificare comunque mai concessa, prima si era un po' seccato, poi ha anticipato i tempi. Ed ha convocato, proprio ieri, un vertice con i rappresentanti sia di Legambiente, sia di Federconsumatori (con il presidente Mario Spadini). Obiettivo: concordare una serie di passaggi politico-amministrativi condivisi. Perché l'amministrazione ha come obiettivo quello di recuperare quell'area dismessa e abbandonata, che proprio perché in queste condizioni utilizzata come discarica abusiva. E intende farlo attraverso un corposo intervento privato. Da non troppo tempo, infatti, qualcuno ha sborsato dei soldi per rilevare l'area nei pressi di Cascina Rottino e dovrà pur avere un ritorno economico. «Ci sono numerosi vincoli - sottolinea il sindaco -: non solo quelli di Piano regolatore generale che adesso cosi su due piedi non ricordo, ma anche del Parco e di altri enti. Alla fine dell'incontro, comunque, abbiamo concordato di proseguire il lavoro iniziando da un sopralluogo che faremo insieme mercoledi prossimo. Poi, come amministrazione comunale, abbiamo deciso di invitare l'attuale proprietario dell'area ad affetturare un monitoraggio a sue spese per avere la situazione chiara. E il proprietario ha ha manifestato la sua disponibilità. Poi, quando ci saranno i risultati delle analisi, che vorremmo eseguite da qualche ente come ad esempio l'Arpa, potremo discutere più concretamente sul da farsi».