Famiglia sfrattata da via Stafforini
PAVIA. Era l'ultima roulotte ancora presente in via Stafforini, nei pressi del cimitero. I vigili ieri hanno accompagnato gli abitanti, un nucleo familiare di 9 persone più tre ospiti, tutti cittadini italiani, nel campo di piazzale Europa. L'intera famiglia è stata 'sfrattata" e trasferita nell'area nomadi nei pressi della piscina di viale Resistenza. Si chiude l'ultimo capitolo di una vicenda in cui a intrecciarsi sono diverse problematiche. Situazioni di indigenza e miseria che non sempre riescono a trovare risposte immediate sul piano dell'accoglienza. Il campo di piazzale Europa non è un'area attrezzata.
Quella dei campi nomadi è una questione annosa. L'assenza di risposte va inquadrata in tentativi fatti e falliti negli anni per cercare di dotare la città di un'area attrezzata e nello stesso tempo fornire soluzioni abitative dignitose soprattutto per chi ha in tasca la cittadinanza italiana.
«Non siamo nomadi - spiega Sergio d'Innocente, uno dei componenti del nuclo familiare -. Semplicemente più sfortunati di altre persone. Possiamo definirci 'giostrai falliti", che non hanno avuto particolare fortuna in passato. Ma ora chiediamo più servizi e una migliore soluzione abitativa». La famiglia si trovava in via Stafforini da diversi anni, con un permesso di residenza concesso dalla vecchia amministrazione. Nel tempo però alcune contraddizioni si sono acuite, e diverse sono state le segnalazioni da parte dei cittadini pavesi che manifestvano disagio e fastidio. Cosi ieri mattina i vigili hanno invitato la famiglia ad abbandonare la zona, e trasferirsi con la roulotte nel campo di piazzale Europa. «Era un'operazione necessaria - ha spiegato l'assessore Roberto Portolan -. E lo era per più di una ragione. In questi anni, dopo la concessione del permesso alla famiglia, il nucleo familiare è aumentato. Per loro la situazione era indecente, e anche se il campo di piazzale Europa non è attrezzato, è certamente più sicuro. L'aspetto più importante però è che in questo modo si vanno a ripristinare regole minime che riguardano le scelte degli spazi da parte dell'amministrazione su cui queste persone devono risiedere. Si sana in questo modo una vecchia frattura: da un lato si ripristina il rispetto di alcune regole dando un forte segnale, dall'altra si manifesta la possibilità di cominciare a gettare migliori premesse per il futuro. Massima solidarietà, ma soprattutto rispetto delle norme». (m. fio.)