Lo studioso Hwang: ho sbagliato, mi dimetto
SEUL.Hwang Woo Suk, 53 anni, veterinario sudcoreano e docente della Statale di Seul, protagonista mondiale indiscusso fino a due settimane fa della ricerca di frontiera sulle cellule staminali embrionali, si è dimesso da ogni carica «accettando piena responsabilita» per uno 'scandalo etico" nato «dall'imbarazzante e tragica notizia» di aver utilizzato ovociti prelevati da due ricercatrici del suo gruppo. Ma tutta la Corea del sud si è schierata con lui, affermando che il veterinario, celebre anche per essere stato il primo al mondo a clonare un cane, Snuppy, nato lo scorso agosto, «l'invenzione più sbalorditiva dell'anno», l'aveva ribattezzata la rivista Time, non ha mai violato alcun codice etico durante le sue ricerche. In un'affollata conferenza stampa a Seul, Hwang ha offerto la sua ricostruzione dello scandalo, scoppiato lo scorso 12 novembre con le dichiarazioni al Washington Post del professore americano Gerald Shatten, dell'Università di Pittsburgh, un ex collaboratore che non aveva ottenuto, alcuni giorni prima, il rinnovo del contratto con il team dello specialista sudcoreano. «Tronco - aveva detto - ogni mia forma di collaborazione con Hwang. Ho saputo che ha utilizzato ovociti prelevati da una sua giovanissima ricercatrice. Un atto inaccettabile che va contro la piena volontarietà dell'atto di donazione». Accuse gravi, ma non nuove. Erano già apparse il maggio scorso sulla rivista britannica Nature. Ecco la ricostruzione di Hwang, un eroe in patria: «Avevamo bisogno di ovociti. Una ricercatrice mi avvicinò offrendosi di donare i suoi ovociti. Rifiutati fermamente, per le implicazioni etiche della relazione insegnante-studente. Ripetè più tardi la stessa offerta, rifiutai di nuovo. Un'altra ricercatrice si offerse, ottenendo la stessa risposta negativa. Fui poi avvicinato dalla rivista Nature che mi chiese di confermare se era vero che due mie ricercatrici avevano donato i loro ovociti. Intervistai subito le dirette interessate e scoprii che lo avevano fatto, senza il mio consenso. Mi chiesero di non rivelare questi particolari, in nome della privacy. Risposi a Nature che il team non aveva ricevuto donazioni di ovociti da ricercatrici del gruppo. Mi pento di non aver detto allora la verità». Hwang ha anche ammesso che altre donatrici di ovociti sono state ricompensate con soldi (circa 1.000 euro a testa) da una prestigiosa clinica di Seul di cura dell'infertilità, con cui era in contatto.