Zanellati: «Chi sa insegnare poi vince»

PAVIA.C'erano oltre un centinaio fra allenatori e spettatori ad ascoltare la lezione di Caja e quanto anche i suoi colleghi Alfonso Zanellati, Nando Camerlengo, Gianmarco Cellario e Mario Poni avevano da dire. Oltre al presidente della Fip Luigi Ottobrini, c'erano anche Aldo Di Bella e il consigliere, nonché presidente e allenatore della formazione Under 21 di Cava Manara, Bob Fiume, ad ascoltare insieme a Cico Sacchi. «Sono convinto che se si lavora bene, verranno anche i risultati, ma privilegiare gli uni agli altri è solo negativo - spiega Zanellati, coach di Cassolnovo, che Caja ha definito il miglior insegnante di tiro che conosca - la prima cosa che dobbiamo fare è lavorare sui particolari, ma cercando sempre di guardare avanti, senza dimenticare gli insegnamenti di chi ci ha preceduto». Mario Poni, dirigente di Valenza, aggiunge: «Il lato estetico dei movimenti conta, perché è la perfezione di un gesto, ma bisogna far imparare ai giovani che ogni fondamentale è importante. La pressione delle società? Cona fino ad un certo punto, perché dobbiamo guardare ai ragazzi e cercare di farli crescere nel modo migliore. E poi ci vuole tanta passione». Gli fa eco Bob Fiume: «I ragazzi oggi faticano ad apprendere. Quando allenavo i fratelli Cattaneo o Vitali, gli insegnavi un fondamentale o gli suggerivi un movimento e la lezione dopo non c'era più bisogno di insegnarglielo, al massimo li correggevi, ma quel che gli avevi spiegato l'avevano capito ed appreso». Gianmarco Cellario, capo allenatore della Maxerre Voghera, sottolinea: «Ci sono giocatori nella mia squadra che ancora non sanno alcuni fondamentali, per cui è bene spiegare che allenare giovani o seniores sono due cose diverse. Bisogna far capire che più che il risultato quel che dovremmo puntare è il miglioramento individuale dei giovani, anche perché cosi si migliora anche di squadra. Oggi si vede atletismo, ma non giochi a due che poi sono anch'essi fondamentali». Nando Camerlengo, coach di Siziano e delle cadette di Broni femminile, chiude: «Lasciamo perdere gli schemi e puntiamo sui gesti, perché il basket è sempre uno contro uno e se si batte il proprio avversario si aprono spazi per far quel che si vuole, passare la palla o puntare al canestro e questo vale sia per i maschi che per le ragazze». (m.sc)