«Siamo pronti a difendere i cittadini»
PAVIA.«L'amministrazione si sta assumendo la responsabilità di portare avanti il progetto anche senza il pieno parere favorevole dei cittadini». Le parole del presidente di quartiere Pavia Nord- est, Marco Marchesi, sintetizzano la decisione presa in Consiglio Comunale di portare avanti il contratto di quartiere previsto per il Crosione. Nonostante le proteste accese dei cittadini e, in particolare, del comitato che li raccoglie.
«Paradossalmente il consenso dei cittadini sembra essere un fatto secondario, marginale. L'amministrazione sembra mettere in conto che può esserci del malumore, motivato dal fatto che non c'è mai stata una vera fase partecipativa».
I cittadini contestano soprattutto l'impatto ambientale delle nuove costruzioni, destinate, nell'ipotesi progettuale, ad ospitare 24 nuclei familiari disagiati. I residenti, non negano la necessità di costruire case popolari, ma discutono della modalità con cui il progetto si vuole portare avanti, in particolare la costruzione delle tre palazzine sull'area della piazza.
«Si vuole fare passare il contratto cosi com'è - prosegue Marchesi - e d'altra parte il progetto è stato votato favorevolemente dalla maggioranza. Solo l'opposizione aveva proposto di rinviare la decisione. Il problema però è che il percorso partecipativo è uno dei punti qualificanti del contratto di quartiere. Oltretutto si va ad incidere su un piazzale cittadino, e questo non va giù ai residenti. Il Consiglio di quartiere è pronto ad accogliere le istanze dei cittadini, anche se dovessero tradursi in un referendum per verificare il consenso. Per ora i cittadini hanno preso atto del voto, ma si andrà avanti a contestarlo, con forme che il comitato riterrà opportuno».
L'altra sera in Consiglio Comunale una trentina di persone lamentavano proprio l'assenza, nella vicenda, di un reale percorso partecipativo. Molte donne, praticamente la maggioranza, ma anche molti anziani erano presenti. Un signore settancinquenne, residente nelle case popolari del quartiere, è arrivato in Comune facendo in bici il percorso dal Crosione fino a palazzo Mezzabarba. Ieri le reazioni erano di profondo scoramento per la decisione a cui si è arrivati in Consiglio Comunale, con il progetto votato a maggioranza. Eppure i cittadini del comitato per il Crosione non intendono arrendersi. «Chiudere quella piazza è come pretendere di chiudere una bocca - ha lamentato un cittadino del comitato -. Certo l'approvazione del progetto ha scosso tutti noi. Ma ora decideremo insieme come affrontare la vicenda. Se non sarà il ricorso al Tar, ci rivolgeremo certamente alle forze dell'opposizione chiedendo loro di tutelare una parte di cittadinanza maltrattata e di sostenerci in questa battaglia. Invece, il vicesindaco Ettore Filippi, alla riunione di sabato mattina, aveva detto che eravamo troppo pochi per avanzare pretese. Il punto è che anche in Consiglio la Capitelli è sembrata essere dello stesso avviso. Non ci siamo sentiti ben accolti né ascoltati. Evidentemente trenta cittadini per il sindaco di Pavia non sono niente. Ora siamo a terra, la gente ha subito un contraccolpo psicologico molto pesante. Ma ci sono forze su cui possiamo ancora contare». (m. fio.)