La storia di una madre assassina portata in scena da attori e immagini filmate

PAVIA. Un soggetto spaventoso, che fonde cronaca nera e mito classico, immaginario e realtà contemporanea, la signora Franzoni e Medea, quello di 'Madre e assassina" di Fiorenza Menni e Pietro Babina, che si focalizza sulla figura sconvolgente e sul gesto agghiacciante di una donna più che normale, Maddalena Sacer, la quale un mattino si sveglia e uccide i suoi due bambini. Sono gli anni Cinquanta. Padre, mamma e figli sono seduti intorno ad un tavolo per la prima colazione: benessere economico, garrule colazioni, bella casa con giardinetto, automobili che da utilitarie si trasformano in berline sempre più lussuose, un tran tran rassicurante e decorosamente felice. La routine di questi quadri domestici che tratteggiano il ritratto di una famiglia senza problemi è interrotta solamente dalla visita di un'amica d'infanzia di Maddalena, la cui vita emancipata si scontra con la visione ingenua e appagata della protagonista.
La donna esprime ansie ed inquietudini, parla di un'apocalisse ecologica prossima, ventura che distruggerà le nuove generazioni. Forse sono proprio queste chiacchiere terrorizzanti a fare si che un giorno nel clima stucchevolmente idilliaco, falso nel suo voler essere vero, di casa Sacer si faccia strada la tragedia, mostruosa, violenta. Durante una colazione come tante altre, la protagonista si avventa sui figli e li uccide a coltellate.
L'imminenza della catastrofe è preannunciata dal racconto del bambino, che durante la notte ha sognato proprio che la madre uccideva lui e la sorella trasformandosi in un diavolo.
Un caso atroce di cui si impadroniscono i media.
Oggi, dopo tanti anni dall'efferato delitto, il fatto torna d'attualità in un reality-show televisivo, accusato di voyeurismo, dove una spietata conduttrice cinica e sensazionalista afferma la necessità di investigare sulle ragioni che hanno spinto Maddalena al gesto insensato, annunciando un'intervista esclusiva con la protagonista.
La conduttrice intervista con crudeltà lo spettro elettronico di Maddalena, che riappare sul fondo con i vestiti insanguinati, insistendo a chiederle particolari della sua vita che possano aiutare a comprendere le ragioni del suo gesto.
Di fronte alle domande incalzanti la donna rifiuta di spiegare la sua azione, mostra di aver rimosso l'accaduto, fornisce risposte differenti. La conduttrice allora sfodera 'il pezzo forte", una documentazione acustica dell'omicidio.
Il dramma torna prepotentemente in primo piano nella fusione delle urla atroci dei bambini e dei rumori del massacro (registrate) con quelle della madre (in diretta). Il trauma viene, allora, rivissuto, insieme al pubblico, dalla protagonista, che però rifiuta la soluzione psicanalitica e scompare dicendo"sono uscita dalla mia vita e non so come rientrarci"... Perché ha scannato i suoi bambini? Cosa ha scatenato in lei quel gesto estremo? Non si sa, non si saprà mai (oppure, invece, le motivazioni sono già tutte li, in quella vita da rivista femminile - la colazione per i figli, la cenetta per la famigliola, il giardino da curare - modello di un'impossibile perfezione). E neppure interessa. Qui, del resto, ciò che più conta è il modo di rappresentazione: l'incontro tra azione scenica ed immagine filmata, che sfonda i codici del teatro. Con esiti che si preannunciano sorprendenti. (f. cor.)

MADRE E ASSASSINA di Fiorenza Menni e Pietro Babina, con Fiorenza Menni, Angela Presepi e il Teatrino Clandestino; regia di Pietro Babina. Domani e martedi (ore 21) al Teatro Fraschini di Pavia.