La Camera Usa boccia il ritiro dall'Iraq


NEW YORK.A Washington ci sono state grida e fischi venerdi alla Camera quando, fino a tarda notte, i deputati hanno dibattuto sulla prospettiva di un ritiro delle truppe dall'Iraq. Quando si è andati al voto la proposta è stata bocciata con 403 voti contrari e solamente tre a favore. Ma è stato un voto strategico perchè anche i deputati democratici si sono opposti, accusando i repubblicani di non essere neppure interessati a portare avanti un dibattito serio sulla questione. George W. Bush ha risposto al voto e alla provocazione parlando da parecchie migliaia di chilometri di distanza da Washington. Il presidente Usa si trova in missione in Asia e proprio ieri è arrivato in Cina per colloqui bilaterali sul commercio e sulla concorrenza dei cinesi sul mercato mondiale. Ma prima di giungere a Pechino era andato alla base aerea americana Osan, in Corea del Sud, per fare un intervento davanti alle truppe Usa di stanza nella penisola sudcoreana.
«La ritirata permetterebbe ai terroristi di usare l'Iraq come base per attacchi contro gli Usa e i paesi arabi moderati», ha detto il capo della Casa Bianca in un discorso che era stato cambiato rispetto al testo originale per dar modo al presidente di rispondere al crescente malcontento che serpeggia al Congresso. Era stato il deputato democratico John Murtha a sollevare per primo la questione del ritiro della truppe affermando che «è una guerra sbagliata». Immediata e violenta la reazione della Casa Bianca che ha risposto dicendo che è «irresponsabile» e «criticabile» dire cose del genere mentre i soldati americani hanno bisogno dell'appoggio sia dell'opinione pubblica che del Congresso.
Ma la reazione dell'amministrazione Bush non ha fatto altro che scatenare la rabbia del democratici (e anche di molti repubblicani) che sono oramai convinti che si debba cambiare direzione: il corso di questa guerra non funziona e il governo di Washington dovrebbe presentare una nuova strategia. Bush invece, appoggiato dal vicepresidente Cheney e dal capo del Pentagono Rumsfeld, insiste che bisogna proseguire esattamente lungo lo stesso percorso poichè secondo lui stà dando risultati. In particolare dice che bisogna andare avanti almeno fino alle prossime elezioni in Iraq e per far si che il voto proceda come sperato i soldati Usa si devono sentire appoggiati nella loro missione.
«Chi non ha fatto il servizio militare farebbe meglio a tacere», ha affermato il senatore John Kerry, ex candidato democratico alla Casa Bianca. «Dick Cheney per esempio è stato riformato cinque volte anzichè andare a combattere in Vietnam». Implicitamente la critica di Kerry era rivolta anche a Bush che non ha completato il servizio militare con la Guardia Nazionale del Texas e non è andato in Vietnam. Il deputato Murtha aveva sollevato la stessa obiezione dicendo di non poterne più di uomini politici che prendono decisioni militari senza avere mai combattuto. «E devono smettere di parlare per vantaggio politico perchè quando io vado a visitare le tombe dei nostri caduti al cimitero di Arlington non penso a democratici o repubblicani: penso che sono tutti americani».
Dopo avere parlato alle truppe Bush si è concentrato nuovamente sulle questioni in discussione a Pechino. Nel corso di un incontro col presidente Hu Jintao il capo della Casa Bianca discuterà della questione delle esportazioni cinesi che sono sei volte quello che gli Usa esportano in Cina. Bush infine andrà in chiesa oggi a Pechino per sottolineare la necessità che il governo conceda maggiori libertà di culto ai cinesi.

Andrea Visconti