L'alibi del presunto capo della gang
VOGHERA. La complessa procedura dell'estradizione allunga anche i tempi del processo a due dei presunti sequestratori di Anna Maria Valdata, moglie dell'industriale dei laterizi: il dibattimento si è aperto ieri mattina in tribunale a Voghera ed è stato subito aggiornato al 13 gennaio 2006.
Capelli corti, giaccone beige, Joan Ginju, 34 anni, si presenta sotto scorta nell'aula del tribunale. Accanto a sè ha l'interprete, il cui lavoro però si conclude rapidamente: pochi minuti e il presidente della corte, Fabrizio Poppi (a latere Elsa Gazzaniga e Daniela Garlaschelli) rinvia il processo al 13 gennaio, con l'assenso delle parti: si spera che, entro quella data, sia stata perfezionata l'estradizione dalla Spagna di Cristian Jon Cirja, presunto cassiere della banda e ultimo latitante del sequestro ad essere stato assicurato alla giustizia (l'arresto poco meno di un mese fa). E' proprio la Spagna al centro di un intreccio internazionale che potrebbe svelare non pochi retroscena della vicenda. E' nella penisola iberica, infatti, che sono stati catturati gli ultimi due ricercati della gang sgominata dai carabinieri: Ginju e Cirja. Ma Ginju, detto «Nello», è pronto a giocare la carta dell'alibi di ferro, un alibi che potrebbe rendere più difficoltoso il lavoro della pubblica accusa, rappresentata dal pm Alberto Nobili, magistrato della procura distrettuale antimafia.
E' il suo legale, l'avvocato Stefano Toniolo (Cirja è invece difeso dall'avvocato Giovanna Berra), a svelare i contenuti del possibile asso nella manica: «Joan Ginju si trovava in Spagna dal 14 maggio 2004, più di un mese prima del giorno in cui venne attuato il rapimento della signora Valdata. Siamo in grado di dimostrarlo». Quanto ai presunti ruoli di «cervello» e telefonista dell'organizzazione criminosa, cioè di colui che teneva i rapporti con i familiari della donna, per concordare entità e modalità di pagamento del riscatto (in effetti, Anna Maria venne poi liberata senza che fosse sborsata alcuna somma), l'avvocato è lapidario: «Non esiste alcuna intercettazione telefonica a carico di Ginja - puntualizza - Risultano solo tre contatti dai tabulati. E sia chiaro anche che lui e Cristian Cirja non si sono mai incontrati e neppure si conoscono: il fatto che entrambi siano stati arrestati in Spagna è puramente casuale». Un alibi che, ora, dovrà passare al vaglio del processo. Chi ha ha già affrontato il giudizio (con rito abbreviato), sono altri 4 componenti della gang, tutti condannati a pesanti pene detentive: diciotto anni di carcere per George Nan, undici anni e sei mesi e undici anni e 4 mesi per Karoly Picj e Valentin Cirja (fratello di Cristian) mentre la «vivandiera» Georgeta Petrescu se l'è cavata con sette anni e 4 mesi di reclusione. (r.lo.)