«Apprensiva come ogni mamma»
TORINO. E' un gioco di sguardi, di lievi espressioni e di poche parole sussurrate all'orecchio del suo avvocato e di suo marito, Stefano Lorenzi. Anna Maria Franzoni, la mamma di Cogne, è seduta nell'aula 6 del tribunale di Torino e fissa i giudici apparentemente senza troppa emozione. Non una lacrima, non un momento di debolezza, solo una fermezza che sottolinea la sua dichiarata innocenza.
Maglioncino azzurro, capelli che scendono sulle spalle e una corporatura che mostra un evidente aumento di peso. Tra il pubblico c'è chi sussurra che è di nuovo incinta, come d'altra parte hanno già scritto nei mesi scorsi alcuni giornali. Ma non c'è alcuna conferma. Unica circostanza tangibile è che la mamma di Cogne per la prima volta si trova davanti ad una schiera di giudici. Attorno a lei c'è la sua famiglia: il marito, i suoceri e il padre, Giorgio Franzoni che le sta seduto proprio alle spalle come per proteggerla. Proteggere la «bimba» che si trova accusata di uno dei più terribili delitti.
Quella «bimba» che secondo l'accusa ha sofferto di depressione, di crisi d'ansia. Di paure che non sono state valutate attentamente durante la prima fase delle indagini e dalla precedente perizia psichiatrica. Paure di una donna di poco più di trent'anni che avrebbe avuto particolari angosce riguardo la salute di Samuele sin dalla sua nascita. La testa sempre troppo calda, tanto da pensare che avesse la febbre, e problemi alimentari. Un'apprensione che l'avrebbe portata a periodi di depressione tanto acuta da mostrare la fragilità di chi non ce la fa da sola. Una solitudine dichiarata al marito che non poteva allontarsi troppo per il lavoro. Un rifugio l'avrebbe trovato l'avrebbe trovato solo tornando nel suo nucleo famigliare originario, quello dei Franzoni. Tornare al centro della sua infanzia, con mamma e sorelle che l'aiutano a svolgere il ruolo di madre. Una donna che stava male, e il marito lo sapeva, tant'è che quella maledetta mattina del 30 gennaio, quando tornò a casa le disse: «Sei stata male nuovamente. Me lo aspettavo».
Ma il suocero, Mario Lorenzi, difende Anna Maria: «Ha sempre avuto un'apprensione naturale verso i figli, come qualsiasi altra mamma. E non è certo un male che sia sempre stata legata alla sua famiglia di origine». Il nonno di Samuele nega che il bambino avesse problemi alla testa: «Andate a vedere le foto del bambino, le abbiamo pubblicate sul sito internet. Che avesse la testa grande è una leggenda: era un bambino normale». E poi toglie ombre e dubbi sul termine «bimba», con la quale Anna Maria viene chiamata dai parenti: «La chiamano cosi perché è stata la prima femmina a nascere dopo diversi figli maschi. Tutto qui». (r.r.)