Zucchero: l'Europa ordina, l'Oltrepo trema
CASTEGGIO. Sei mesi fa la 'minaccia" europea di tagliare i fondi per la bieticoltura, poi silenzio. Silenzio nel corso di una campagna bieticola che si è chiusa con numeri più che buoni, silenzio ora che gli agricoltori devono decidere che fare per l'anno prossimo. Seminare ancora barbabietole? Se la riforma europea passa cosi com'è, sarà una scommessa in perdita. Ma la riforma potrebbe 'ammorbidirsi": se ne è discusso l'altro giorno in un convegno organizzato a Casteggio dall'Unione agricoltori.
La riforma del comparto bieticolo, cosi come era stata elaborata in prima battuta dal commissario Anne Marie Fisher Boel, metterebbe fine alla bieticoltura italiana.
E su questo non ci sono dubbi. Il fatto che ancora non sia stata approvata è contemporaneamente una cattiva e una buona notizia. Cattiva perchè gli agricoltori devono decidere a breve cosa seminare e quindi devono sapere se investire sulle bietole sarà una scommessa persa in partenza. Buona perchè il rinvio significa che la riforma è in fase di modifica.
«La proposta è in fase di emendamento - spiega Giacomo De Ghislanzoni, presidente della commissione agricoltura della Camera che era relatore al convegno dell'Unione-. L'Italia si è messa alla testa di un 'blocco di minoranza" di 11 paesi dell'Unione che vedrebbero morire il comparto bieticolo a unico vantaggio di Francia e Germania. E questo blocco ha presentato una serie di modifiche alla riforma».
In sintesi: la prima bozza di riforprevede una riduzione del prezzo delle bietole del 39 per cento in due anni, con il prezzo di intervento dello zucchero che passerebbe dai 665 euro la tonnellata a 505 euro la tonnellata nel 206-2007 e a 385.5 euro la tonnellata dal 2007-2008. Il prezzo minimo delle barbabietole scenderebbe a 32.86 euro la tonnellata nel 2006-2007 e a 25.05 euro la tonnellata nel 2007-2008 con una diminuzione del 42 per cento rispetto ad oggi.
«La nuova proposta - spiega De Ghislanzoni - prevede una riduzione del prezzo molto inferiore, almeno sopra i 22 euro. In più, il differenziale tra il nuovo prezzo e quello precedente dovrebbe essere compensato attraverso aiuti diretti agli agricoltori che salirebbero dal 60 per cento previsto dalla prima bozza, all'80 per cento proposto dai paesi del blocco di minoranza».
Anche in questo caso, tuttavia, la riforma non sarebbe indolore.
«Al convegno dell'Unione agricoltori - aggiunge De Ghislanzoni - si sono fatte appunto riflessioni sull'opportunità di conservare il comparto bieticolo, sacrificando però le zone meno vocate. Di fatto di salvare la bieticoltura nella pianura Padana e in parte nelle Marche sacrificando il comparto al sud dove c'è carenza idrica e quindi le rese per ettaro non sono competitive. In quest'ottica si dovrebbero chiudere gli zuccherifici meno competitivi per investire sugli impianti, come quello di Casei, al centro di un bacino bieticolo di rpimaria importanza». (s. ro.)