Il Csm boccia la Cirielli-bis
ROMA.Rimane teso il clima politico attorno all'approvazione della cosiddetta ex Cirielli. Mentre la Commissione Giustizia del Senato ha iniziato l'esame del provvedimento fissando alle 13 di oggi il termine per la presentazione degli emendamenti, il Csm esprime un nuovo parere negativo sul testo modificato dall'Udc e licenziato dalla Camera con un accordo di maggioranza.
Il plenum del Consiglio superiore della magistratura potrebbe affrontare la discussione già in settimana. Per ora la sesta commissione di Palazzo dei Marescialli ha consegnato il parere aggiornato, come richiesto dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, al vicepresidente del Consiglio Virginio Rognoni che ieri ha replicato alle accuse della Cdl. «Non è vero che il Csm agisce come una terza Camera. Ma quando mai», ha dichiarato Rognoni ricordando che «i pareri dell'organo di autogoverno dei giudici non sono vincolanti e vengono presentati al Guardasigilli che può tenerne conto o no».
Nel documento approvato ieri con i voti favorevoli dei quattro componenti togati si legge comunque che la modifica introdotta dall'Udc «ha effetti certamente rilevanti» per quanto riguarda l'impatto delle nuove norme sulla prescrizione dei processi. Tuttavia «restano profili di significativa incidenza sull'organizzazione degli uffici derivanti dalla necessità di riprogrammare le udienze già fissate, con i conseguenti adempimenti procedurali».
«Ulteriori ricadute - recita ancora il parere - potrebbero derivare dalla decisione circa il momento procedurale al quale è ancorata l'immediata applicazione della nuova disciplina».
Di qui la necessità «di un'attenta valutazione sia delle ricadute organizzative che degli eventuali riflessi costituzionali delle scelte adottate».
In seno al Consiglio, intanto, lo scontro con i componenti laici della Cdl resta in primo piano. Il consigliere Giuseppe Di Federico, laico di Forza Italia, ieri ha abbandonato i lavori della sesta commissione annunciando che tornerà a boicottare anche il prossimo plenum (saltato la scorsa volta per mancanza del numero legale). Ripetendo che il Csm continua a rendersi protagonista di indebite ingerenze nell'attività legislativa, Di Federico si è scagliato contro Ciampi, che del Csm è presidente, accusandolo di avere contraddetto la seconda carica dello Stato (il presidente del Senato Pera) e di avere convalidato una prassi (quella dei pareri richiesti dal Quirinale e non dal Governo o dal Parlamento) non giustificata dalle norme esistenti.
N.A.