Precipita un aereo, muore biologa vogherese
VOGHERA. Tradita dalla grande passione per il volo: si è schiantata domenica pomeriggio con il suo aereo, sulla bretella autostradale tra l'A26 e l'A7, dopo due lunghi giri sulle colline tra Tortona e Alessandria. Per Roberta Bertone, 38 anni, di Voghera, non c'è stato nulla da fare. Stessa sorte per Giovanni Balbi, 57 anni, di Acqui, che era ai comandi del piccolo Robin DR400 da turismo: forse l'uomo era già morto quando la carlinga si è schiantata sull'asfalto dell'autostrada, quasi in verticale.
Il Robin DR400 su cui si trovavano Giovanni Balbi e Roberta Bertone era decollato dall'aeroporto Bovone di Alessandria alle 16.51. Alle 17.15, per motivi ancora imprecisati, l'aereo ha urtato il cavo più alto di una linea dell'alta tensione: l'impatto ha bloccato a mezz'aria il velivolo, che è caduto al suolo quasi in verticale (è stata molto ridotta la 'strisciata" sull'asfalto). Il cavo, colpito dall'aereo a una velocità di circa 180 km/h, ha tagliato come il burro la parte superiore della carlinga: a quanto pare Balbi è stato decapitato dal grosso filo di acciaio ed è morto sul colpo. La donna invece è stata uccisa dal violentissimo impatto con il terreno. Per fortuna in quel momento non stava passando nessuno sull'autostrada: altrimenti le conseguenze del tragico incidente avrebbero potuto essere ben più gravi. Sul posto sono arrivati in breve i vigili del fuoco di Novi e Alessandria, con la polizia stradale di Belforte-Ovada. I pompieri hanno recuperato i corpi delle vittime, rimasti legati ai seggiolini dalle cinture di sicurezza. Il rottame bianco e blu del velivolo, che apparteneva all'Aeroclub di Bovone, è stato messo sotto sequestro e trasportato nel cortile della polstrada di Ovada, mentre i corpi delle due vittime sono stati portati all'obitorio di Alessandria: prima dei funerali, l'autorità giudiziaria ha disposto l'autopsia.
Roberta Bertone, laureata in biologia cellulare all'università di Pavia, era sposata con Giancarlo Angeleri, 40 anni, che lavora come ingegnere dell'Eni a Milano. La coppia abitava insieme alla madre di lei in un appartamento al numero 97 di via Plana, ma stava ristrutturando una villetta al numero 6 di via Bachelet (probabilmente per andarvi ad abitare in seguito). La scomparsa di Roberta Bertone ha destato grande impressione in città. La giovane donna infatti è la figlia del dottor Bertone, un indimenticato medico di base che aveva lo studio ad Oriolo, ucciso una trentina d'anni fa in un incidente stradale mentre andava a visitare un paziente. Dopo la laurea la biologa aveva lavorato a lungo come ricercatrice all'università di Pavia: aveva ottenuto una grande notorietà professionale grazie ad più di trenta pubblicazioni specialistiche da lei realizzate in ambito accademico. Da qualche mese la giovane donna aveva però pensato di fare un'esperienza diversa nel mondo del lavoro e aveva iniziato a frequentare (da volontaria) il laboratorio di analisi Lam, di Massimo Maiola. «Non parlava un granchè delle sue cose private - racconta Maiola - Veniva due o tre volte alla settimana, a volte quattro. Era molto precisa, con un curriculum di prim'ordine e una grande preparazione. Ma era anche molto riservata: infatti non sapevamo nulla della sua passione per il volo». Una passione che la giovane donna aveva preso dal marito, socio da circa cinque anni dell'Aeroclub di Rivanazzano, dove aveva conseguito il brevetto di volo: da qui la decisione di imitarlo e ottenere anche lei la licenza per condurre ultraleggeri e aerei da turismo. La coppia frequentava anche l'aeroporto turistico Bovone di Alessandria, ma tra pochi mesi Roberta Bertone avrebbe dovuto sostenere l'esame di abilitazione all'aeroclub Resta di Rivanazzano.