Tav, iniziano i sondaggi del terreno

SUSA (TORINO). Le trivelle della società italo francese Ltf hanno cominciato a mordere il terreno della Val di Susa per i primi sondaggi necessari alla costruzione del megatunnel ferroviario sotto le Alpi. I cantieri dell'Alta velocità lungo il Corridoio 5, però, potrebbero non aprirsi mai. Venerdi il Tribunale di Susa esamina i ricorsi dei comitati «No Tav» e la valle si prepara domani allo sciopero generale.
La storia dell'alta velocità ferroviaria fra Italia e Francia inizia alla fine degli anni ‘90 e si impenna negli ultimi mesi quando, dopo rinvii, tentennamenti e contrastanti valutazione di impatto ambientale si decide di dare il via ai cantieri. Ma è bastato accennare all'inizio imminente dei lavori per riaccendere le proteste, soprattutto lungo il versante italiano della montagna.
Gli abitanti della Val di Susa, organizzati in comitati coincidenti con i municipi, hanno più volte bloccato la ferrovia, arrivando a scontrarsi con ingenti forze di polizia che, ormai, presidiano la zona. Ai valligiani è andata la solidarietà di molte forze politiche, di movimenti ambientalisti, dei centri sociali e dei disobbedienti. In passato, contro la Tav, si erano mossi anche gli anarchici ambientalisti torinesi e non erano mancati episodi di ecoterrorismo.
Lo schieramento di quanti domani manifesteranno contro la Tav è talmente eterogeneo da turbare in qualche modo i sonni del ministro dell'Intermo Giuseppe Pisanu. Il timore è di infiltrazioni tra le fila degli abitanti della zona e di quanti reclamano un maggiore rispetto per l'ambiente.
La questione della Tav e del megatunnel sotto le Alpi attira, comunque, l'attenzione della scienza e della politica.
Il presidente dell'Istituto italiano di Geofisica Enzo Boschi in una intervista pubblicata ieri ha parlato di rischi per le falde acquifere ancora tutti da valutare. Il segretario dei Ds Piero Fassino, torinese, si è occupato del problema raccomandando la ricerca del consenso prima dell'avvio definitivo dei lavori di trivellazione della montagna.
Ad avvelenare il clima, infine, è intervenuta la commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici. Questa ha imposto ai Cub, i comitati unitari di base, una revoca dell'agitazione perché troppo vicina quella convocata il 25 novembre per la finanziaria. Una imposizione criticata da partiti e sindacati. (l.v.)