Al Senato non ci sarà la lista dell'Unione


ROMA. No alla lista dell'Unione al Senato, si alla prospettiva di un Partito Democratico o dell'Ulivo con Democratici di sinistra e Dl a condizione che non ci si perda in un dibattito nominalistico e cessi la competition con Francesco Rutelli.
Prima Prodi e poi Fassino, che propone alla maggioranza di cambiare insieme la legge elettorale ed ottiene un secco no, smentiscono l'ipotesi che il centrosinistra possa presentarsi con un'unica lista a Palazzo Madama. Il professore e il leader della Quercia «gelano» le aspettative dei piccoli partiti dell'Unione che ora dovranno trovare altre soluzioni per superare il problema posto dalla soglia di sbarramento prevista dalla riforma proporzionale della Cdl: 3% per i partiti non coalizzati, 5% per quelli coalizzati. «Se dovesse essere approvata, la riforma elettorale presentata dalla maggioranza esclude ogni possibilità di una lista dell'Unione al Senato» spiega in mattinata una nota diffusa dall'ufficio stampa di Prodi. La precisazione giunge dopo le ricostruzioni apparse ieri su alcuni quotidiani che, facendo riferimento alla lettera inviata dal leader dell'Unione al presidente dei verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, accreditava l'ipotesi di un sostegno dello stesso Prodi ad una lista dell'Unione al Senato. Il listone ci sarà solo a Montecitorio ma Prodi sta ben attento a non lasciare a mani vuote i suoi piccoli alleati e assicura che compirà «ogni sforzo» per individuare «le forme e le regole» che consentano ai partiti del centrosinistra di affrontare «uniti e nel modo più efficace» le prossime elezioni.
La questione sollevata da verdi e Pdci (che insistono sulla possibilità di avere una «lista Arcobaleno» a palazzo Madama) è al centro del consiglio nazionale dei Ds che, oltre a confermare il si alla presentazione della lista unitaria alla Camera e il no al Senato (dove ogni partito dovrebbe correre con il proprio simbolo), approva anche a maggioranza un ordine del giorno che mette al primo punto il ritorno in campo dell'Ulivo con la costituzione di gruppi parlamentari sia alla Camera che al Senato. Partendo dal presupposto che il Partito Democratico (come lo vorrebbe chiamare Rutelli) è l'approdo di un cammino non breve e di un progetto politico «molto ambizioso» che non si può realizzare nel giro di pochi mesi, Fassino rivendica la validità del pensiero socialdemocratico e spiega che la costruzione del nuovo soggetto politico sarà graduale, per tappe.
«Ds e Margherita possono benissimo unirsi in Italia nell'Ulivo per dare una guida riformista forte e contemporaneamente lavorare in Europa, ciascuno nel proprio campo, perché si determini una convergenza tra le famiglie riformiste europee» spiega il leader della Quercia per il quale tra Ds e Margherita ci sono approcci diversi ma anche un vasto campo di analisi e soluzioni comuni. Cade nel vuoto l'appello lanciato da Fassino alla maggioranza per modificare la legge elettorale in due punti: quote rosa e premio di maggioranza al Senato. «Fassino ha paura di perdere le elezioni», taglia corto il leghista Calderoli.

Gabriele Rizzardi